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La coop Domus caritatis da forfait all’ultimo giorno utile per chiedere la proroga, a Badia Prataglia vincono i cittadini. La rivincita dello “spirito della Montagna”

badiapretagliaArezzo, 6 gen – Una forte eco di Mafia Capitale si riverbera persino nelle valli del Casentino. Dopo la vicenda di Badia Prataglia, da noi trattata nell’articolo Lucra pro nobis: chi gestisce il business dell’accoglienza, dopo le serrate dei commercianti del piccolo centro appenninico e la protesta alla Prefettura di Arezzo dei badiani giustamente preoccupati, è questo quello che viene da pensare, visto che il 31 dicembre appena trascorso, termine ultimo per presentare proroga al bando, l’appuntamento è andato deserto.

La cooperativa Domus caritatis, che si era aggiudicata l’appalto a Badia Parataglia per la gestione di un centro dove accogliere ben cento immigrati, in una struttura alberghiera da poco dismessa che il proprietario, Paolo Mulinacci, mise a disposizione della Prefettura aretina, non ha più dimostrato interesse per questo affare, disertando la perentoria scadenza dell’ultimo giorno del 2014. La Domus è stata, nel frattempo, coinvolta anche nella bufera dello scandalo romano. Come riporta Eugenio Palazzini con il suo contributo su questa testata I furbetti del business dell’accoglienza, dalle ormai note intercettazioni emerge un elaborato e strutturato piano per indirizzare il sistema dell’accoglienza a favore di determinate società, facendo dire, citando Salvatore Buzzi, “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”.

In particolare ci interessano le intercettazioni di Luca Odevaine, già vice capo di gabinetto con Walter Veltroni e capo della polizia provinciale con Nicola Zingaretti, che Ros e Procura di Roma descrivono come anello fondamentale dell’organizzazione mafiosa legata proprio al business sugli immigrati.

Una figura così centrale nell’inchiesta da far chiamare, da parte della Procura, “sistema Odevaine” il modus operandi che teneva in piedi tutto il sistema illegale venuto a crearsi, emerso dalle sue intercettazioni: “I posti Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, ndr) che si destinano ai comuni in giro per l’Italia fanno riferimento a una tabella tanti abitanti tanti posti Sprar” dice proprio Odevaine “…per quella norma a Roma toccherebbero 250 posti… che è un assurdo… pochissimo per Roma, no?… allora… una mia… un mio intervento al ministero ha fatto in modo che… lo Sprar a Roma… fosse portato a 2.500 per cui si sono presentati per 2.500 posti… di cui loro… secondo me ce n’hanno almeno un migliaio”. Emerge quindi un sostanziale accordo di cartello al 50 e 50% tra le due maggiori cooperative romane del settore per spartirsi gli utili della lauta torta; la 29 giugno di Buzzi, al centro delle indagini, e Casa della solidarietà, consorzio del quale fa parte proprio la Domus caritatis. Collaborazione che parte, a quanto pare, dalla Sicilia, ai tempi della gestione del Cara di Mineo, dalla prima gara d’appalto vinta dai nostri eroi nel 2011, e dalla seconda, dove in definitiva vengono riconfermati gli stessi personaggi, nel luglio 2014. A questo proposito proprio Odevaine spiega, in una delle moltissime intercettazioni a suo carico, come funzionava: “Dobbiamo fare la gara adesso…” dice al suo commercialista, poi prosegue “Pubblichiamo il bando, poi tornerò per la commissione per aggiudicarlo, però diciamo che è abbastanza blindato insomma… sarà difficile che se lo possa aggiudicare qualcun altro, no vabbè, dai, è quasi impossibile”.

Entra ancora nel dettaglio, sempre con il suo commercialista, e spiega meglio la collaborazione tra il gruppo Legacoop – le cooperative “rosse” – e il gruppo di area cattolica facente riferimento alla Compagnia delle opere di Comunione e liberazione (riportiamo direttamente ampi stralci tratti dall’articolo di Antonio Fraschilla apparso su Repubblica.it il 10 dicembre 2014, che risultano estremamente chiarificatori):

«Dalle indagini dei carabinieri emergono i contatti tra Odevaine, che era componente della commissione aggiudicatrice, il direttore del Consorzio calatino che raggruppa i Comuni del Catanese diventati “soggetti attuatori” del Cara dopo la Provincia, e i manager della Cascina, azienda di riferimento di Comunione e liberazione che fa parte della cordata che vinse poi il bando ma che già dal 2011 gestiva alcuni servizi nel Cara. […] Ad aggiudicarsi il mega-appalto è la cordata di gestione uscente, composta, oltre che dalla Cascina, anche dalla Sisifo, che fa riferimento alla Lega delle cooperative, dalla Casa della solidarietà dell’Arciconfraternita di San Trifone guidata da Tiziano Zuccolo (che in un’altra intercettazione sembra spartirsi alcuni affari con Buzzi a Roma), dalla Senis Hospes e da Sol Calatino. In una conversazione con il suo commercialista, Odevaine spiega anche come sia stata gestita la prima gara, nel 2011. E qui cita l’ex presidente della Provincia Giuseppe Castiglione, nominato allora “soggetto attuatore ” del Cara di Mineo dal ministro Roberto Maroni.

È Castiglione, in qualità di presidente dell’Upi, che indica Odevaine al tavolo nazionale sull’immigrazione e gli dà il ruolo di consulente per il Cara: due poltrone chiave, secondo gli inquirenti, per quello che definiscono “il sistema Odevaine”. […] In un’altra conversazione il superconsulente arrestato racconta come è nato il “sistema” nel 2011: “Gli dico (a Castiglione, ndr) noi dobbiamo creare un gruppo forte… già ne parlo con questi dell’Arciconfraternita a Roma e loro si erano nel frattempo fusi con la Cascina… per cui gliel’ho presentati a Castiglione e poi è nato questo”. E ancora: “Castiglione si è avvicinato molto a Comunione e liberazione… Comunione e liberazione di fatto sostiene strutturalmente tutta questa roba di Alfano e del centrodestra “. Odevaine sostiene anche di ricevere compensi per questo suo ruolo e per aver fatto arrivare al Cara di Mineo la Cascina: “Loro mi davano su Mineo 10 mila euro al mese come… diciamo così, contributo”. E visto che nel frattempo le presenze al Cara di Mineo erano raddoppiate, da 2 mila migranti a 4 mila, aggiunge: “No, non può essere lo stesso importo… e quindi siamo passati a 20 mila euro”. […] E Castiglione, oggi sottosegretario all’Agricoltura, non ci sta: “Tutti gli atti sulle prime gare del Cara sono pubblici e vagliati sia dalla Corte dei conti che dalle prefetture – dice – quanto accaduto sull’ultima gara non lo so, perché io non ero più soggetto attuatore. Io non ho nulla a che fare con la vicenda di “Mafia capitale” e mi fa rabbia esserne coinvolto sui giornali”.»

Sembrano quindi piuttosto stringenti i riferimenti a Domus caritatis, anche se per il momento la società non sarebbe ufficialmente coinvolta nelle indagini.

E forse potrebbe essere anche un caso la coincidenza tra l’implicazione di Domus caritatis nelle intercettazioni di “Mafia Capitale” e il repentino quanto spiazzante dietrofront riguardo il centro di accoglienza di Badia Prataglia, ma certo non possiamo non festeggiare assieme alla popolazione di Badia, che non si è voluta arrendere – e non si è arresa – ad una commistione inquietante di logiche di potere economico e politico.

Una lotta impari, certo, ma questo episodio ha dimostrato come la coesione popolare sia più forte di qualsiasi potentato. E chi vuole minare questa coesione, che sorge spontanea in ogni popolo quando si sente minacciato, da ora in avanti, non potrà non fare i conti con “lo spirito della Montagna” che da Badia Prataglia aleggia su tutta la Penisola.

 Alessandro Pallini

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