Roma, 21 ott — Alessandro Barbero ultimamente si vuole proprio male: prima osa pronunciarsi contro il Green pass attirandosi un tornado di polemiche e guadagnandosi il rogo pubblico; poi, con quella che lui chiama «una provocazione» si getta sua sponte nelle fauci delle femministe con una naturalezza che fa quasi pensare al suicidio.



Lo storico e docente dell’Università del Piemonte Orientale, intervistato dal quotidiano La Stampa parla di parità di genere e competizione professionale tra i due sessi nel contesto di un ciclo di lezioni intitolato Donne nella storia: il coraggio di rompere le regole, che si tengono nel grattacielo di Intesa San Paolo. Tre i grandi personaggi femminili che scandiscono ognuno dei tre incontri: Caterina «la grande» di Russia, Madre Teresa di Calcutta e Nilde Iotti: si parla del tanto vituperato «gender gap» e su come i ruoli di comando siano ancora, al giorno d’oggi, prevalentemente in mano al sesso maschile.

La provocazione di Barbero

«Siamo lontani da un’effettiva parità in campo professionale», osserva Barbero, nonostante negli ultimi 50 anni i costumi siano cambiati radicalmente e con esso il ruolo delle donne nella società. E qui arriva la provocazione: «Rischio di dire una cosa impopolare, lo so, ma vale la pena di chiedersi se non ci siano differenze strutturali fra uomo e donna che rendono a quest’ultima più difficile avere successo in certi campi. È possibile che in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi? Credo sia interessante rispondere a questa domanda. Non ci si deve scandalizzare per questa ipotesi, nella vita quotidiana si rimarcano spesso differenze fra i sessi. E c’è chi dice: “Se più donne facessero politica, la politica sarebbe migliore”. Ecbco, secondo me, proprio per questa diversità fra i due generi». Lo storico aggiunge infine che la vera parità è «solo questione di tempo. Basterà allevare ancora qualche generazione di giovani consapevoli e la situazione cambierà». 

Le femministe si incazzano

Immaginatevi ora la reazione degli utenti social a queste parole. Da questa mattina un fiume di tweet di femministe e «femministi» inferociti con lo storico sta invadendo la piattaforma. L’analisi del povero Barbero non è errata: l’uomo e la donna sono diversi, diversissimi, e la loro biologia li predispone a eccellere in ambiti diversi, checché ne pensi la Murgia. Cinquant’anni di stravolgimenti della società hanno sicuramente aiutato le donne a raggiungere un numero statisticamente maggiore di posti di comando, ma è chiaro che le differenze biologiche restano.

A Barbero, semmai, si può forse rimproverare di avere fatto un discorso un po’ troppo semplicistico — non avrebbe dovuto includere solo le giustissime considerazioni sulla biologia ma anche cultura, storia, economia, politica — e sicuramente molti avrebbero da ridire sulla presunta «mancanza di aggressività» delle donne da lui indicata. Lo dimostrano, peraltro, le reazioni inviperite delle signorine sui social. Non è detto, inoltre, che mancare di aggressività nella donna lo si debba vedere come un difetto… anzi.

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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