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Roma, 29 giu — Matteo Bassetti torna a gamba tesa contro chi ventila possibilità di nuovi lockdown per contrastare la diffusione della variante Delta del coronavirus. «Chi parla di “lockdown” fa terrorismo psicologico», spiega dalle colonne di Libero. «Non si deve pronunciare quella parola: non ha senso. Non ne parlano nemmeno in Inghilterra dove la variante Delta è largamente predominante. Nel Regno Unito hanno semplicemente rinviato delle riaperture, fine, altro che zone rosse e assurdità varie che sento in questi giorni!».



Basssetti butta acqua sul fuoco

Nel Regno Unito, precisa l’infettivologo, stanno sì aumentando i casi, «ma le ospedalizzazioni e i decessi sono come prima, bassissimi, e questo perché i vaccini funzionano». E snocciola un po’ di cifre: «Pfizer e Moderna, ancor prima del richiamo, arrivano a coprirla fino al 90%. Astrazeneca al 75: c’è un lavoro scozzese pubblicato su Lancet, che è una delle riviste scientifiche più prestigiose. Col richiamo c’è una riduzione del 95% di ricoveri e morti. Un rapporto inglese pubblicato qualche giorno fa ha confermato i dati: il richiamo con Astrazeneca innalza la copertura all’85% e con Pfizer e Moderna si arriva al 95. Rimane fuori un 5%, certo, ma è un rischio calcolato, è impossibile avere una copertura totale».

La sintomatologia non desta preoccupazioni

Secondo Bassetti nemmeno la sintomatologia della variante Delta desterebbe troppe preoccupazioni. «Mi limito ad analizzare le informazioni che arrivano dal Regno Unito, e queste dicono che dà sintomi blandi, simili al raffreddore, però attenzione, si parla soprattutto di giovani non vaccinati», puntualizza. «In Italia, ad agosto, sarà la variante predominante, com’ è successo con quella inglese tra febbraio e marzo. Sostituirà gli altri tipi di virus. È ragionevole pensare che quasi tutti i contagi verso la fine dell’estate saranno collegati alla Delta».

Bisogna investire in ricerca e sviluppo

Fondamentali, nella prossima fase, saranno «il sequenziamento e il tracciamento. In Italia sequenziamo appena l’1,5% dei tamponi positivi, mentre le linee guida europee indicano come base di partenza il 5 e come obiettivo il 10». Ma c’è un problema di fondo, conclude Bassetti: «noi negli ultimi vent’anni non abbiamo investito in ricerca e sviluppo medico-scientifico, quindi ci troviamo in difficoltà».

Cristina Gauri



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