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Roma, 10 dic – Per Matteo Bassetti la bozza di distribuzione fondi del Recovery plan è tutta da rivedere. Ed esprime a tutto tondo la propria delusione e rabbia contestando la decisione del governo di destinare una cifra decisamente esigua9 miliardi sui 196 previsti dall’Europa, il 4,6% del totale – alla sanità, il settore che – a rigor di logica, ma ormai la logica è merce rara – avrebbe dovuto essere ricoperto da una pioggia di fondi, stante l’attuale emergenza sanitaria.



E invece nulla di fatto. Cifre stratosferiche sono previste per green, parità di genere, digitalizzazione, come segue: 74,3 vanno alla transizione ecologica, 48,7 a digitalizzazione e innovazione, 27,7 alle infrastrutture per mobilità sostenibile, 17,1 alla parità di genere e coesione sociale. Per la sanità, bruscolini.

Bassetti demolisce la bozza del Recovery plan

Bassetti non nasconde il proprio disappunto su detta ripartizione del Recovery plan e lo ribadisce intervenendo durante la trasmissione L’aria che tira su La7. «La sanità va completamente ripensata – attacca – i dati ci dicono che abbiamo retto ma peggio di altri Paesi. Dobbiamo guardare ciò che è accaduto e non dire solo che siamo bravi e belli.

La componente sanitaria si è impegnata molto, ha retto», ma questo è il momento di iniettare risorse. «Mi aspettavo 100 miliardi e invece non c’è stato quasi nulla. Servono più medici e infermieri, più investimenti in ricerca, in assistenza».

Abbiamo già dimenticato la lezione

Dove sono andati a finire i 68 miliardi al settore sanitario suggeriti in precedenza dal ministro della Salute Roberto Speranza? Bassetti si augura che la cifra uscita nei giorni scorsi non sia reale, e che dal cilindro del Recovery plan escano ben altre somme. Se invece si tratta della percentuale definitiva, significa che «abbiamo già dimenticato la lezione. Il nostro sistema sanitario ha bisogno di profondi investimenti sia in termini strutturali che in termini di personale». O si approfitta «di quello che oggi ci mette a disposizione l’Europa o se poi arriverà un altro problema, anche non pandemico, saremo punto e daccapo. Io credo che un Paese che ha avuto una lezione come quella che abbiamo avuto dovrebbe imparare a investire di più in sanità e in malattie infettive».

Cristina Gauri


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3 Commenti

  1. Lor signorotti sanno bene come stare lontani dagli agenti patogeni… La Sanità pubblica è per loro utile, non indispensabile. Sui malati, sui disadattati, sui drogati, sui carcerati, il sistema è già ben rodato, ma non per diminuirli… C’è ancora da spremere. Viceversa nel green, nel digitale, nelle batterie.

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