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Roma, 5 ago – I politici e la geografia, che rapporto tormentato. A nemmeno una settimana dallo scivolone social dell’ex ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, che con nonchalance ha parlato di «spiagge dell’Afghanistan» per poi rattoppare la gaffe con la classica pezza peggiore del buco, ecco che anche il sottosegretario agli Esteri (gli Esteri!) Manlio Di Stefano apporta il suo contributo al carnet di figuracce online del governo giallofucsia – statisticamente i grillini si accaparrano sempre il podio degli sfondoni più clamorosi. Cosa è successo? Nelle delicate, tragiche ore dopo le devastanti esplosioni che ieri pomeriggio hanno raso al suolo una parte di Beirut, uno dei rappresentanti delle istituzioni, pagato dagli italiani per gestire la politica del Paese negli affari esteri, ha così twittato:

«Con tutto il cuore mando un abbraccio ai nostri amici libici. Lo abbiamo già detto e lo ripeto anche io, l’Italia c’è ed è pronta a dare tutto l’aiuto possibile. Coraggio». Forse Di Stefano aveva in mente la famosa scena di Ritorno al Futuro, forse rileggere il tweet un paio di volte prima di pubblicarlo non gli avrebbe recato danno; sta di fatto che l’aver trasformato i libanesi in libici non è passato inosservato, e il tweet dell’esponente grillino è stato sommerso di critiche, insulti, inviti alla correzione e più o meno feroci ironie di utenti  che gli hanno fatto notare come allora gli Austriaci siano gli abitanti dell’Australia.

Naturalmente il sottosegretario, lungi dall’«abbassarsi» al livello dei comuni mortali e offrire una qualche forma di mea culpa, in pieno stile esecutivo giallofucsia ha pensato bene di incalzare i suoi critici e detrattori, arrivando a scrivere in risposta a un utente «capirai che me ne frega di uno che specula pure sulle tragedie» (sic). La mole di critiche ad un certo punto è stata tale che Di Stefano si è visto costretto a postare un messaggio chiarificatore, se vogliamo ancora peggiore dello scivolone didattico: «C’è poco da scherzare con queste cose, ho sbagliato a scrivere, i morti invece restano, fenomeni». Insomma la colpa è degli italiani «fenomeni», insensibili e fuori luogo, che a suo dire «scherzano» con i morti. A noi pare invece che gli utenti Twitter non ce l’avessero con i morti, ma con lo sfondone del sottosegretario – e la sua sconfinata arroganza.

Cristina Gauri

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