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Bergamo, 21 mar – I mezzi dell’esercito tornano a Bergamo per trasportare le salme dei morti di coronavirus in altre provincie del Nord Italia. Dopo quello di mercoledì sera, stamattina si è ripetuto il tragico corteo di camion militari (in tutto 15), che dal cimitero Monumentale hanno caricato circa 70 feretri in attesa di cremazione. Prima del trasferimento ogni bara è stata benedetta dai cappuccini, l’unico conforto religioso di cui le vittime hanno potuto godere, poiché le misure di contenimento dell’epidemia non consentono lo svolgersi dei funerali. Sono attese da alcuni comuni dell’Alessandrino e del Ferrarese, dove verranno cremate e successivamente faranno il loro rientro in terra orobica.

Non c’è più tempo, nemmeno per i morti

Sebbene i forni di Bergamo funzionino 24 ore su 24, e nonostante il precedente trasferimento delle prime 70 salme, il numero delle vittime è tale – e in continua esponenziale crescita – da non consentire un’autosufficienza negli adempimenti mortuari. Un ulteriore aspetto critico che non consente altre attese è rappresentato dalla questione sanitaria: essendo le bare di tipo non zincato perché destinate alla cremazione, come tali non consentono la permanenza prolungata dei deceduti, che andrebbero incontro a processi di decomposizione, aggravando la già dura condizione sanitaria in cui versa la città. Stanti i tempi di attesa per la cremazione, che arrivano ad essere anche di due settimane, vi è l’esigenza di operare il più tempestivamente possibile.

Anche oggi, ormai per l’ennesima volta, l‘Eco di Bergamo reca dodici pagine di necrologi da tutta la provincia. Solo nella giornata di ieri sono state 88 i decessi accertati per Covid-19 in tutta la bergamasca, al conteggio dei quali vanno aggiunti i deceduti “sommersi”, cioè i morti per il virus che non sono mai stati sottoposti a tampone.

Fonte: Bergamonews





 

Cristina Gauri

 

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