Reggio Emilia, 18 ott — Sei anni di carcere per Claudio Foti, il «guru» della psicoterapia infantile coinvolto nell’inchiesta Angeli e Demoni sui presunti affidi illeciti di minori a Bibbiano: è quando richiesto dal pm di Reggio Emilia, Valentina Salvi, al termine di una requisitoria durata sette ore. Le accuse di cui il direttore scientifico del centro studi piemontese Hansel&Gretel deve rispondere sono abuso d’ufficio, frode processuale e lesioni gravissime (questa ultima ipotesi di reato formulata per avere alterato psichicamente una paziente minorenne al fine di allontanarla dal padre).



Sei anni chiesti per Foti, lo psicoterapeuta laureato in lettere

Foti, psicoterapeuta ma solo sulla carta — è in realtà  laureato in lettere e può fregiarsi del titolo di psicoterapeuta per effetto di una sanatoria — è ideatore di un metodo di psicoterapia basato sull”«emersione dei ricordi» dell’abuso rimossi. Per l’11 novembre sono previste le sentenze per lui e per Beatrice Benati — l’altra imputata che ha scelto il rito alternativo — assistente sociale dell’Unione val d’Enza, per la quale il pm aveva chiesto un anno e sei mesi di condanna con le accuse di violenza privata e tentata violenza privata. Per gli altri 22 imputati il giudice per l’udienza preliminare deciderà se rinviare a giudizio o prosciogliere.

Una requisitoria di sette ore

Al centro della requisitoria su Foti c’è l’affidamento del servizio di psicoterapia che secondo l’accusa sarebbe avvenuto senza alcun bando pubblico. In quel contesto Foti e i colleghi avrebbero avuto la possibilità di tenere sedute al costo di 135 euro orarie, una tariffa enormemente al di sopra della media del mercato e che mai, secondo il pm, avrebbe avuto l’ok se fosse stata indetta una gara. Sempre secondo il Pm Foti sarebbe stato a conoscenza delle trattative per l’affidamento del servizio.  

Ma la ricostruzione che in aula ha fatto più scalpore riguarda la vicenda della ragazzina minorenne che tra il 2016 e il 2017 lo stesso Foti sottopose alla famosa «metodologia di emersione», «alterandone lo stato psicologico ed emotivo sui fatti oggetto del procedimento» civile che valutava le capacità dei genitori, «sottoponendo la minore a sedute serrate, attraverso modalità suggerenti» e suggerendo «in capo alla minore il convincimento di essere stata abusata sessualmente dal padre». Da queste sedute la bambina avrebbe maturato l’avversione per il padre e il rifiuto ad incontrarlo. Padre che  infine «veniva dichiarato decaduto dalla potestà genitoriale» dal Tribunale per i minorenni. Secondo il Pm Foti avrebbe avuto «intento doloso», utilizzando le proprie metodologie «in modo distorto».

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5 Commenti

  1. Ma questo fra sei anni ci rifà, non potevate affibbiargliene una quarantina? Non lo dico per me, ma per i bambini, i ragazzi di domani, le mamme, i papà, per tutta la comunità insomma.

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