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Delirio Covid, bimba guarita viene cacciata da scuola nonostante il tampone negativo

by Cristina Gauri
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bimba cacciata da scuola

Cosenza, 29 set — Piccoli traumatizzati dall’ossessione del «pericolo contagio» crescono: a Lago, provincia di Cosenza, una bimba di seconda elementare è stata cacciata dalla maestra e dalla preside nonostante fosse guarita dal Covid da tre settimane. Il tampone negativo fatto per poter accedere in classe non è bastato alle zelanti istitutrici, forse un po’ troppo comprese nel ruolo di «tutrici dell’ordine sanitario».

La bimba viene cacciata nonostante il tampone negativo

Tutto è iniziato quando la mamma aveva informato la maestra delle preoccupazioni della bimba, impaurita all’idea di tornare a scuola dopo aver contratto l’infezione da Sars-CoV-2. «In concomitanza ed educatamente ho informato la sua maestra per questa situazione che purtroppo ha vissuto», spiega a QuiCosenza. Apriti cielo. Condividere tale informazione ha provocato il finimondo. «La stessa maestra mi ha prima telefonata dicendo che avendo avuto il Covid mia figlia, ero stata negligente a non aver presentato apposita documentazione di revoca dell’obbligo di quarantena e che dovevo avvisare il dirigente scolastico».

Interviene il sindaco

A rincarare la dose arriva la telefonata della vice preside, «la quale mi ha invitata ad andare a prelevare immediatamente» la bimba da scuola, «adducendo le stesse motivazioni della maestra: dovevo presentare una documentazione che in realtà non è dovuta»: cacciata nonostante il tampone negativo, quindi. E nonostante la guarigione risalisse a tre settimane prima. A quel punto la madre chiede l’intervento del sindaco, «Enzo Scanga, il quale mi ha invitato ad esibire i documenti richiesti per evitare che la bimba venisse allontanata da scuola. Ma nonostante io abbia fatto come richiesto la maestra ha respinto la mia documentazione e mi ha invitata a portare via la bambina che è stata prelevata da scuola e allontanata dalla classe».

Traumatizzata dalla maestra 

Immaginatevi il trauma per la povera bimba, cacciata dalla scuola senza colpa alcuna, vittima ignara dello zelo ossessivo di quelle stesse istituzioni che dovrebbero proteggere, accompagnare verso la crescita, instillare fiducia. La piccola, secondo il racconto della madre, «ha subito avuto un fortissimo attacco di panico. Io ed il sindaco abbiamo cercato di calmarla e lo stesso, ha chiamato il dirigente per tentare di fargli capire che il fatto accaduto era alquanto grave e specificando che, non solo si trattava di una violazione della privacy, ma non era neanche necessario presentare quella documentazione perché il fatto era ormai chiuso, e da tempo. Le mie figlie infatti sono negative dal 1° settembre e la scuola è iniziata il 20 settembre, ma lo stesso Dirigente ha insistito come le maestre sull’esistenza di tale obbligo».

Morale della favola? «La bambina piangendo non è voluta più rientrare in classe. Tutti i giorni rivive l’incubo e la paura di essere cacciata da scuola solo perché ha avuto il Covid. Questo le sta creando un danno psicologico che non ci dà pace. Come se non bastasse con una mail, ho chiesto al dirigente scolastico di poter visionare gli atti con i quali la scuola mi obbligava a fornire apposita documentazione di revoca della quarantena, ripeto non prevista, ma ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta». Conclude la mamma della bimba cacciata: «Mi preme specificare infine che, se la scuola non mi farà visionare il documento al quale hanno fatto riferimento maestra e dirigente, per difendere i diritti di mia figlia sarò pronta ad esporre denuncia”.

Cristina Gauri

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