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Bologna, 10 ott – Cosa potrebbe mancare a Bologna per far passare meglio un originalissimo messaggio politicamente corretto? Un altro centro d’accoglienza? L’ennesimo centro sociale? O magari un bel circolo Arci sempre all’uopo da queste parti? Ma no, ci vuole qualcosa di più innovativo. Ecco allora l’idea di un bel percorso di “salute femminista” all’interno di un parco che fatalità ha voluto si trovasse in viale Lenin, così da poter ringraziare la dea bendata di aver dato un tocco di rosso nostalgico alla nuova trovata dell’attuale sinistra fucsia.

Così, tra un albero e una panchina, spuntano adesso qua e là cartelli rosa con inviti a “non sorvolare sul confronto con il modello Barbie che quotidianamente ti viene somministrato” e altri in cui si invitano le donne a “riappropriarsi del proprio corpo”. Ovviamente non mancano neppure le indicazioni per centrare questi importanti obiettivi. Ad esempio, si legge sui cartelli: “Smettere di trascinare una relazione ormai finita e proseguire da sola verso nuove avventure”. Oppure consigli dal sapore vagamente senechiano: “Esercitarsi all’ozio: gambe accavallate in poltrona svolgendo attività di cura per te stessa”.

L’articolo di Repubblica che illustra la grande trovata del percorso a tema femminista, non nasconde un certo entusiasmo: “Ci si allena anche alla consapevolezza”. Perché chiaramente non poteva mancare l’uso della neolingua percettiva. Dunque un qualunque giardino diventa “una giardina”, neologismo promosso dall’associazione “Armonie”. E tanto per non non rischiare un femminismo vintage, ecco comparire anche frasi che riecheggiano il #MeToo. Grandi conquiste sociali, non c’è che dire.

Alessandro Della Guglia

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