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Roma, 1 dic – Un fiume di ansiolitici e antidepressivi. E’ quello che sta entrando, o sta per entrare, nelle case degli italiani a ridosso di quest’ultima tornata di restrizioni anti-Covid natalizie. L’ansia e lo stress causati dall’incertezza per il futuro, la depressione che attanaglia molti al pensiero di non potersi riunire con i propri affetti durante le festività natalizie, uniti all’isolamento dei lockdown e al terrorismo mediatico sul contagio, hanno portato questi bei «regalini» sotto l’albero.

Un mare di ansiolitici e antidepressivi

«Osserviamo un aumento nella vendita di antidepressivi e ansiolitici. E una crescita anche delle visite psichiatriche». A lanciare l’allarme in un’intervista a La Stampa è Massimo Di Giannantonio, presidente della Società italiana di psichiatria. «In questa seconda ondata della pandemia si conferma il trend di un aumento dei farmaci già emerso nella scorsa primavera», spiega. «Per l’Oms una delle principali conseguenze dell’emergenza sarà la moltiplicazione dei problemi psicopatologici e del disagio sociale». Non ci voleva certo l’Organizzazione mondiale della sanità per avere un quadro di quali sarebbero stati i danni psicologici della popolazione dopo mesi di isolamento e allarmismi.

Il primo lockdown è stato difficile…

«Come psichiatri verifichiamo diversi indicatori indiretti» dell’aumento del consumo di ansiolitici e antidepressivi. «Abbiamo registrato un aumento di ordini di farmaci da parte dei grossisti per le farmacie e al contempo è cresciuta la domanda di trattamenti con ansiolitici e ipnotici per risolvere ansietà generica e insonnia specifica, nonché la richiesta di antidepressivi». Un boom di ordini dovuto in parte al timore delle farmacie di «rimanere senza medicine e hanno aumentato la domanda negli ultimi mesi», specifica. Mentre dall’altro lato «molte persone si sono trovate in difficoltà davanti al primo e, ancora di più, di fronte al secondo lockdown».

…ma il secondo è un vero calvario

Un secondo lockdown che rischia di provocare più danni del primo: «Sì, perché è stato come ricadere in una situazione di rischio che nella prima fase veniva intuita a termine, mentre ora è meno chiara e immediata, anche se si spera nel vaccino». Gli italiani, semplicemente, non ce la fanno più e non vedono la fine di questo calvario in bilico tra restrizioni, terrore di ammalarsi instillato da una comunicazione di tipo allarmista e preoccupazioni di carattere economico.

Paradossalmente, infatti, le restrizioni della prima ondata, seppur più drastiche, erano vissute in modo diverso: «L’idea della prima fase era “soffro per ottenere dei risultati”». Ma ora? «Le limitazioni sono meno chiare e non ci sono certezze, la preoccupazione economica è massima, le famiglie a rischio, minate perfino dalla paura del contagio tra parenti. Tra i più colpiti e isolati ci sono gli anziani, che subiscono la situazione con maggiore disagio, diffidenza e pessimismo».

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. E’ da decenni che molti sono impestati da psicofarmaci, chiedere ad un qualsiasi farmacista anziano ed amico. Non cadiamo anche noi nel errore, voluto o meno, di scaricare tutto sul sino-virus e relativi provvedimenti alla viva il parroco… A mio avviso, siamo più in una fase di evidenziamento, di anticipazione che di reale aggravamento. In sostanza i nodi vengono al pettine. E forse la cosa farà anche comodo.

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