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Roma, 20 nov – Anche Facebook ogni tanto regala qualche chicca. Tra decine di post e discussioni sempre uguali, ecco che spunta un insolito botta e risposta tra Franco Nerozzi e Claudio Marchisio. Tutto nasce da questo post pubblicato dal fondatore della Popoli Onlus sul proprio profilo Facebook: “Dopo le prediche contro i principali mali dell’umanità, ovvero razzismo e discriminazioni di genere, Claudio Marchisio parla del piccolo annegato nell’ultimo naufragio nel Mediterraneo e dice: “Scusa piccolo Joseph. L’Europa muore ogni giorno d’indifferenza”. Nella foto, l’ex giocatore della Juventus pattuglia il Mediterraneo per soccorrere i migranti che scappano dalle guerre”. L’immagine a corredo del post è un selfie di Marchisio sullo yacht con un gruppo di amici, che Nerozzi, come ha poi spiegato, ha utilizzato per sottolineare il contrasto con il drammatico contesto delle migrazioni nel Mediterraneo.

La risposta di Marchisio nemico degli “odiatori”

Ma a sorpresa tra i commenti arriva la risposta del profilo ufficiale di Claudio Marchisio: “Caro Franco buongiorno. Ti ringrazio per la foto che non trovavo da anni ormai, così potrò condividerla con i miei amici. Spero che tu possa alzarti almeno una mattina della tua vita senza provare quella stupida sensazione di odio costante. Fidati che si vive meglio. Un abbraccio”.

Marchisio Nerozzi

E’ evidente che l’ex calciatore della nazionale pensasse di avere a che fare con un “odiatore qualunque” (secondo le categorie progressiste) e non con un ex giornalista del Tg1 che negli ultimi vent’anni ha speso la propria esistenza al fianco di una minoranza etnica sotto attacco in una delle aree meno sviluppate del pianeta.

Nerozzi e l’invito a Marchisio

La risposta ironica di Nerozzi non è tardata ad arrivare: “Caro Claudio, buongiorno. Sono bastate queste poche parole a farmi capire che ho sbagliato, che la mia esistenza si basa stupidamente sull’odio e che l’umanità ha bisogno di gente buona come te. Farsi megafono di slogan miracolosi che salvano vite deve essere un impegno durissimo: sinceramente non ti invidio, ma ti ammiro perché ci riesci. Rivedrò le mie posizioni, mi metterò nella schiera di quelli che trovano nello sradicamento dei popoli dalla loro terra la soluzione ai mali del mondo. Prometto che ci provo. Una cosa però la devo specificare: anche se sei Gobbo non ti odio, e credimi, questa è forse la parte più difficile della mia “redenzione”. Battute a parte: se quelli come te mettessero a disposizione la loro popolarità al servizio di una buona causa anziché dei piani delle élites globaliste, potremmo fare grandi cose, soprattutto per gli Africani e gli Italiani. Ma per quello bisognerebbe ascoltare anche gli “odiatori” come me. Buona navigazione Claudio!

A questo punto Marchisio è spiazzato e abbandona il campo della polemica politica per concentrarsi sulla questione della “foto privata” utilizzata da Nerozzi. “Ho letto la tua risposta con attenzione e ho apprezzato il tono”, scrive Marchisio. “Tuttavia continuo a pensare che quel messaggio associato ad un’immagine privata non abbia alcun senso con il ragionamento che tu hai espresso con la tua risposta. Come avrai capito sono sempre aperto alla discussione, ma ribadisco il fatto che non trovo giusto lanciare messaggi di questo tipo collegati a momenti della mia sfera privata”.

Game, set, match

A questo punto arriva la risposta definitiva di Nerozzi che mette fine alla discussione: “Mi sono permesso di utilizzare quella foto è perché non l’ho scattata io di rapina ma perché, essendo un selfie di un personaggio pubblico ho immaginato fosse di dominio comune. Il mio non è un attacco personale alla tua vita privata: l’immagine dello yacht funziona perché contrasta con quella drammatica che arriva dal Mediterraneo ogni giorno, e mi ha permesso di sintetizzare in una icona in fondo proprio quella indifferenza dell’Europa di fronte ai problemi di aree geografiche in piena crisi. Ribadisco il concetto, lanciandoti un invito: si possono aiutare queste persone in altro modo rispetto alle soluzioni criminali proposte dal pensiero debole. È vero, anche io odio ogni giorno: odio gli scafisti, odio quegli “imprenditori” che utilizzano i nuovi schiavi nella raccolta degli ortaggi, odio le multinazionali (forse ne conosci qualcuna?) che se ne sbattono del patrimonio culturale e identitario dei popoli che vanno a sfruttare.
Si, io odio, anche perché da 20 anni vado a costruire cliniche e scuole in una zona di guerra del terzo mondo e proprio lì ho visto che quelli che fanno più male a questa gente sono i radical chic che invitano ad arrendersi alle logiche del mercato, ad emigrare, a rinunciare alla lotta identitaria. Vedi Claudio, là fuori c’è un mondo al quale i media non danno spazio, perché non è funzionale al progetto di uccisione delle differenze. Io odio chi vuole strappare ai popoli la loro ricchezza, fatta proprio di differenze. Prova a farci un giro, in quel mondo. Ci possiamo andare insieme, sono certo che potresti sorprenderti. Mi sembri una brava persona”.
Davide Romano

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