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Tra i fiori in ricordo dei due coniugi assassinati, qualche messaggio polemico

Brescia, 17 ago – Arrestati ieri pomeriggio dopo un lunghissimo interrogatorio i due presunti killer dei coniugi Francesco “Frank” Seramondi, 65 anni, e Giovanna Ferrari, 63, freddati a colpi di fucile a canne mozze la mattina di martedì 11 agosto nella loro pizzeria da asporto “da Frank” alla periferia ovest di Brescia, zona Mandolossa.

Si tratta di due stranieri, uno pakistano l’altro indiano, a quanto pare titolari di un’altra pizzeria “Dolce e Salato” – ora anche “Kebab” – situata sull’altro lato della stessa piazza. Risulterebbe che furono proprio i due coniugi assassinati a cedere quell’attività ai due stranieri alcuni anni fa, intorno al 2010, e a quell’epoca risalirebbero i primi dissidi.

Nel 2010, infatti, un’ordinanza del Comune di Brescia obbligava la proprietà del “Dolce e Salato” a chiudere alle 22, per motivi di ordine pubblico, mentre la pizzeria “da Frank” poteva rimanere aperta tutta la notte, diventando un punto di ritrovo abituale a tarda ora per i lavoratori dei turni di notte e per i giovani usciti dalle discoteche della zona.

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I coniugi assassinati: Giovanna Ferrari e Francesco “Frank” Seramondi

I motivi di ordine pubblico potrebbero, poi, essere quelli denunciati tra il 2012 e il 2013 dagli stessi coniugi Seramondi, essenzialmente spaccio di droga e prostituzione nella piazza antistante la pizzeria, attività delinquenziali spesso di mano straniera.

Dalle indiscrezioni dell’indagine risulterebbe inoltre che la transazione tra i Seramondi e gli stranieri accusati del duplice omicidio non fosse stata esente da problemi: i presunti assassini sarebbero infatti stati tuttora debitori di denaro alle vittime, ma non in condizione di ottemperare, tanto che si parla di fallimento – non è chiaro se già intervenuto o prossimo – per la “Dolce e Salato”.

A complicare il quadro, non manca nemmeno qualche ombra sulla storia imprenditoriale di Frank e della moglie, a quanto pare protagonisti di un paio di fallimenti in passato e tuttora gravati da debiti per oltre 150mila euro, di cui quasi 100mila verso i fornitori. Le due vittime, tuttavia, erano titolari anche di un altro esercizio analogo, solo diurno, nel più centrale quartiere San Polo.

Molto più sconcertante, piuttosto, il fatto che solo il primo luglio scorso, poco lontano dalla pizzeria notturna, qualcuno aveva sparato ad Arben Corri, 43 anni, albanese incensurato, da ben 18 anni dipendente proprio dei Seramondi, raggiunto da colpi di pistola esplosi da un’auto, colpito alle gambe ma senza riportare gravi ferite: un episodio allora inspiegabile che oggi appare come un macabro avvertimento.

frank seramondi
Frank Seramondi nella sua pizzeria-pasticceria

Concorrenza commerciale? Quei vecchi debiti non saldati? Il fatto è che sono state brutalmente ammazzate due persone conosciute e stimate, sottratte all’affetto della famiglia e del nipotino appena nato, senza che alcuna ragione al mondo possa giustificare una tale efferatezza. A meno che gli esecutori del terribile crimine non abbiano in così bassa considerazione il valore della vita umana.

Mentre agli inquirenti va il merito di aver individuato tempestivamente i presunti assassini, anche grazie alle riprese video che avrebbero consentito di risalire alla targa dello scooter utilizzato dai killer, alla luce degli ultimi sviluppi sull’identità dei colpevoli stonano decisamente le soddisfatte dichiarazioni del ministro degli interni Angelino Alfano, impotente e complice dell’immigrazione selvaggia, secondo il quale tra l’altro “il presidio dello Stato funziona, è attivo ed è efficace e rafforza il senso di sicurezza e di protezione nei cittadini”. Per poi profondersi in congratulazioni alle forze dell’ordine e gli inquirenti.

Francesco Meneguzzo

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