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Roma, 4 giu – Non siamo sospettabili di forcaiolismo, e questo è un punto di partenza innegabile e imprescindibile. Le cronache trasudano di opinione farlocche di gente che, ad esempio in merito ai fatti del Mottarone, si straccia le vesti per la scarcerazione decisa dal Gip di coloro che già oggi vengono ritenuti colpevoli da un’opinione pubblica a caccia di qualcuno da consegnare alla pubblica gogna. Gioverebbe ricordare che la verità processuale non è mai la verità storica, anche nei casi apparentemente più chiari e limpidi. Il caso di Giovanni Brusca, però, non fa testo. Né ha alcuna attinenza con il giusto esercizio del garantismo giuridico. Quello al quale molti oggi si appellano per giustificare in qualche modo la scarcerazione dello “scannacristiani”, soprannome affibbiatogli dai suoi illustri colleghi mafiosi.



Giovanni Brusca libero. E con la paghetta statale

Giovanni Brusca è personalmente responsabile o mandante per l’omicidio di un numero di persone che va da centocinquanta a duecento, sulla base dei fatti che le autorità sono riuscite a verificare. Come tutti sappiamo è colui che attuò personalmente e tecnicamente la strage di Capaci dove morì Giovanni Falcone, sua moglie e tutta la sua scorta. Uccise, strangolandolo, il piccolo Di Matteo, figlio di un pentito mafioso, per il sol gusto della ritorsione. Per poi scioglierne il cadavere nell’acido.

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L’altro soprannome, u verru, il porco, pare essere particolarmente adatto. Al termine di questo curriculum criminale, il Brusca ha scontato circa venticinque anni di carcere. Per poi essere rimesso in quasi libertà in un luogo segreto e con l’ausilio economico da parte dello Stato, che gli verserà una lauta paghetta mensile. Il tutto nel nome della sua collaborazione con la legge. Difatti egli, come è spesso capitato, dopo esser stato catturato decise di collaborare con le autorità al fine di godere di detti sconti di pena. I quali si sono rivelati ottimi e corposi. Per un soggetto di tale portata criminale, la possibilità di collaborare e di cavarsela con venticinque anni può consistere in un incoraggiamento alla condotta delinquenziale. La pena effettiva da scontare risulta esser poca cosa rispetto a quella che sarebbe prevista in casi in cui non sarebbe ipotizzabile una qualche forma di collaborazione con la giustizia.

Quando “diritto” non fa rima con “giustizia

Per esser chiari: chi più o meno decide di intraprendere la carriera del mafioso e di portarla avanti ai livelli di Giovanni Brusca sa che, se arrestato, può godere di enormi sconti di pena che gli garantiranno di vivere ancora molti anni da cittadino libero. Si tratterebbe, e si tratta, di un rischio ragionato, per voler utilizzare la fraseologia dei giorni d’oggi. Difatti, per i reati commessi da Brusca non può che esservi l’ergastolo derivante dal cumulo delle pene. Ed eventuali privilegi derivanti dalla sua collaborazione con la giustizia dovrebbe consistere in un regime carcerario meno duro, con qualche permesso extra. Di certo non con il reinserimento nella società civile.

E dato che in Italia vi è una parte dell’opinione pubblica davvero forcaiola intenta ad immaginare una trattativa tra lo Stato e la mafia, tra baci di Andreotti, comuni sciolti per mafia e mai verificate responsabilità di Silvio Berlusconi nelle stragi degli anni ’90, è bene evidenziare che questa rischia di passare per la vera trattativa tra le istituzioni e la mafia, oggi rappresentata dallo “scannacristiani” premiato con il ritorno alla libertà. Questa decisione, in punta di diritto, è ineccepibile. È dunque buona, ma di certo non giusta. Perché lo Stato ha di fatto assecondato il gioco di un feroce criminale. E perché, di conseguenza, crolla il fragile castello di sabbia costituente la giustizia italiana in cui tutti noi dovremmo credere.

Lorenzo Zuppini

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1 commento

  1. “crolla il fragile castello di sabbia costituente la giustizia italiana in cui tutti noi dovremmo credere”

    è da un pezzo che è crollato,ormai….
    e questa consapevolezza un giorno o l’altro finirà
    per portare la gente a farsi giustizia da soli,come succede spesso in brasile,africa e medio oriente:
    basta visitare il sito kaotic e simili,per rendersi conto di come va a finire,quando
    non si ha più alcuna fiducia nelle istituzioni che dovrebbero garantire la giustizia.

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