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Roma, 3 lug – Ancora tu…ma non dovevamo risentirci in autunno? Potremmo dire parafrasando una nota canzone. Roberto Burioni non ce l’ha fatta a mantenere il silenzio stampa fino all’autunno come aveva annunciato lo scorso 8 giugno. «Torno alla mia vera aula, quella universitaria e starò in silenzio stampa almeno fino all’autunno. In tv e sui giornali ho detto quello che dovevo. Ora per un po’ non andrò nei media. Piuttosto vorrei scrivere un testo universitario, dedicarmi ai miei studenti: mi sono mancati». Certo, certo.

E invece è stato più forte di lui, doveva per forza estrarlo quel sassolino nella scarpa che gli azzoppava l’anima: e pur mantenendo la promessa di non avvicinarsi a stampa e e tv, ieri ha pontificato dalle colonne del suo sito, MedicalFacts, – che rimane una notevole cassa di risonanza mediatica – ben sapendo, peraltro, che le testate nostrane si sarebbero scapicollate a riferire ogni sua dichiarazione. Che furbacchione. Sicché il virologo multistellato ha tuonato gravemente: «Questa pandemia invece di rendere le persone più sagge, ha purtroppo aumentato l’impazzimento generale». Potremmo obiettare che l’impazzimento è stato generato non tanto dal virus in sé, ma da mesi di comunicazione istituzionale schizofrenica, terrorismo psicologico un tanto al chilo, lo scaricabarile delle istituzioni che hanno delegato il compito di informare gli italiani al narcisismo mediatico degli «esperti» (tra cui lo stesso Burioni), e quell’odiosa colpevolizzazione degli italiani, trattati come bambini, vessati, controllati in maniera distopica e poi caricati di qualsiasi colpa e messi gli uni contro gli altri: ma va bene, professor Burioni, la colpa è nostra se c’è «impazzimento generale».

Il motivo del suo disappunto è da ricercarsi nei nemici numero uno del virologo, cioè gli antivaccinisti: «Molti scienziati hanno sbagliato nei primi mesi dell’epidemia da coronavirus, e anche io sbagliavo quando sostenevo che l’arrivo di un virus pericoloso in assenza di un vaccino efficace avrebbe spento definitivamente la follia antiscientifica degli antivaccinisti, riportando in evidenza l’importanza delle vaccinazioni nel proteggerci dalle malattie», spiega. Ebbene, nonostante tutto le speranze di Burioni sono state disattese. Non c’è mai spazio per un dubbio, per un filo di autocritica da parte dello scienziato: la colpa è sempre degli italiani ignoranti e non di chi cura la comunicazione, spesso in maniera arrogante e inappellabile.

E a suffragio della sua teoria porta l’esempio estremo di quanto è accaduto recentemente in Alabama: «Vi ricordate i “varicella party” degli antivaccinisti? Ora si sta facendo di peggio. In Alabama alcuni studenti hanno messo in piedi una gara davvero originale: hanno organizzato una festa, hanno invitato persone con COVID-19, ognuno ha messo una posta e chi riesce a infettarsi vince tutto il denaro. So cosa state pensando: è impossibile, ed è la stessa cosa che ho pensato io. Invece è vero». Burioni si sente in dovere di avvertire gli italiani che questo comportamento è deleterio, casomai ci fossimo tutti trasformati in poco acculturati redneck del sud degli Stati Uniti che vivono nelle roulotte e mangiano carne di opossum – e si sente di consigliarci: «Mi raccomando, non seguite questo esempio. L’infezione è pericolosa (per tutti) e rimane sacrosanto il principio che io vi ripeto da anni: con la salute non si scherza. Fate di tutto per non contrarre questa pericolosa malattia. Potreste fare del male a voi, ai vostri cari e alle altre persone, soprattutto quelle più deboli». Grazie per avercelo detto, non ci saremmo mai arrivati.

Cristina Gauri