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Roma, 8 ott — «Chi raccoglierà i nostri pomodori?», è la domanda che si e ci pongono i progressisti al caviale per giustificare l’arrivo di centinaia di migliaia di immigrati entro i nostri confini: per fortuna esiste la ben oliata macchina del caporalato — quelle verdurine di eccellenza non finiranno certo da sole sui tavoli dei radical chic.



Ed è proprio per caporalato e sfruttamento della manodopera straniera che la Spreafico Spa di Dolzago, colosso dell’ortofrutta lecchese, è finita in amministrazione giudiziaria per un anno. Lo ha deciso la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano, presieduta da Fabio Roia, che ha eseguito anche un sequestro preventivo di 6 milioni di euro. Il provvedimento arriva a seguito dell’inchiesta del pm di Milano Paolo Storari e della Guardia di Finanza di Lecco riguardo a episodi di caporalato nei confronti dei lavoratori. Sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti sono finite anche alcune cooperative che a Spreafico fornivano la manodopera.

Caporalato, intimidazioni e minacce: commissariata la Spreafico

Dall’inchiesta è emerso un sistema di consorzi cooperative che operando in regime di «concorrenza sleale» ed evadendo il fisco, avrebbero assunto e fornito manodopera a basso costo alla Spreafico «nell’ambito degli appalti ottenuti». Le indagini hanno rivelato uno schema di caporalato che al vertice reclutava e sfruttava immigrati in stato di estrema necessità — e quindi sfruttabili fino all’ultima fibra, per una paga irrisoria — priva di specializzazione gravemente sottopagata, evadendo le tasse mediante emissione e di fatture false, creando il cosiddetto «fenomeno della transumanza dei lavoratori». I lavoratori avrebbero subito intimidazioni, soprattutto coloro che protestavano per il mancato rispetto del contratto dei lavoratori in relazione alle mansioni svolte. 

Tutto è iniziato con una serie di scioperi

La bolla di sfruttamento era scoppiata all’incirca un anno fa, in seguito ad una serie di scioperi indetti dopo la sospensione di alcuni lavoratori. Nel corso dei picchetti davanti all’azienda vi erano stati forti momento di tensione tra gli operai e alcune sigle sindacali, fino all’intervento del prefetto di Lecco, che aveva fatto ritirare i provvedimenti nei confronti dei lavoratori sospesi. Dopo l’episodio, la magistratura ha continuato a indagare svelando condizioni lavorative da Terzo mondo. Per loro piangerà mai la Bellanova?

Cristina Gauri



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2 Commenti

  1. I veri esseri umani sono coloro che sanno venire in aiuto ai loro simili quando soffrono. Quest’uomo mi ha fatto un prestito di 45.000eur senza il tutto complicarmi la macchia al livello dei documenti che chiedono le banche in occasione delle domande di prestito. Ho deciso oggi di testimoniare nel suo favore voi potete contattarlo per E-mail: virgolinoclaudio7@ gmail.com

  2. Ma quante storie per due pomodori.
    Si ma non è giusto sfruttare la gli immigrati.
    Allora sfruttiamo i nostri compaesani.
    Nemmeno questo è giusto.
    Ed allora niente pomodori.

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