Milano, 13 giu — Le case popolari meneghine in mano a rom e immigrati: è il sunto del drammatico bilancio tratteggiato da Angelo Sala, presidente Aler di Milano, la più grande azienda di gestione di edilizia popolare del Paese. Intervistato dalla Verità rivela cifre da incubo e lancia l’allarme sulla disastrosa situazione da lui ereditata dalla precedente direzione.

Casa popolari a Milano, comandano gli immigrati

Innanzitutto spaventa la ratio tra il numero degli appartamenti sul territorio regolarmente affittati e quelli occupati.«Su 72.000 appartamenti delle case popolari, 3.100 sono occupati abusivamente e gli inquilini sono per la maggior parte stranieri, soprattutto di origine africana. Il rapporto tra inquilini italiani e stranieri si è invertito negli ultimi anni», sottolinea. Il motivo è presto detto: «Le ultime sentenze dei Tribunali che hanno eliminato la certificazione sul patrimonio posseduto all’estero hanno finito per favorire gli immigrati». Detto nero su bianco, un immigrato che arriva in Italia non è più tenuto a certificare beni patrimoniali mobili e immobili. Questa condizione allargan spaventosamente la rosa degli stranieri aventi diritto. Scalzando, di fatto, migliaia di italiani in difficoltà. «Al contrario è difficile trovare famiglie numerose italiane in condizioni di disagio economico e a reddito zero. Così gli stranieri sono aumentati in modo esponenziale».

Arrivano le banlieue

Il risultato è sotto gli occhi di tutti. «Si stanno creando ghetti in cui prolifera la delinquenza». Le case popolari del capoluogo lombardo sono ormai un business per immigrati africani. «Gli italiani scappano perché non si sentono sicuri. Negli ultimi 20 anni le assegnazioni le hanno fatte i Comuni che non hanno garantito una programmazione strategica di integrazione e mix sociale». Alla faccia della «Milano accogliente e inclusiva» sbandierata da Sala. «Le banlieue francesi hanno dimostrato a cosa portano gli errori di valutazione negli insediamenti degli immigrati». I fatti di Peschiera sono solo l’antipasto di quanto potrebbe capitare nei prossimi anni. «Le grandi metropoli non hanno saputo affrontare il problema dell’inserimento degli stranieri e si sono creati quartieri-polveriera». 

Sala sottolinea che «l’Aler non ha la competenza sulla sicurezza e le forze dell’ordine fanno ciò quello che possono». Vale a dire che gli interventi della polizia si rivelano quasi sempre fallimentari. E’ consuetudine degli occupanti utilizzare «anziani, bambini, donne incinte o presunte e portatori di handicap» come «scudi umani». A Milano sono già tre le zone in cui la bomba sociale è innescata da tempo: San Siro, Corvetto e Bolla. In particolare a Bolla, nella periferia Nordovest di Milano, alcuni giorni fa è scoppiata la guerriglia urbana. Un centinaio di residenti della zona sono scesi in strada armati di mazze, bastoni e bombe carta in reazione alle angherie degli abusivi stranieri: rom, magrebini e africani.

Esiste un racket delle case popolari occupate

Il presidente Aler snocciola i numeri dei quartieri più a rischio. «A San Siro le occupazioni abusive sono per l’88% di stranieri e per il 12% di italiani, a Corvetto la percentuale è di 73% immigrati e 27% italiani e a Bolla 70% e 30%». Chi è intenzionato a occupare, aggiunge Sala, sa già dove colpire. E questo fatto è sintomatico dell’esistenza di un racket delle case popolari, di «un’organizzazione malavitosa che monitora il territorio. La novità è che gli abusivi fino a qualche anno fa erano famiglie comunque in graduatoria che volevano saltare la fila, ma ora gli immigrati non seguono alcuna trafila».

Cristina Gauri

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