Roma, 14 giu — Sfondoni social o fake news, quelli Lia Quartapelle sul corteo del Pride tenutosi sabato scorso nella Capitale? La deputata dem è finita per alcune ore nell’occhio del ciclone social per essersi complimentata in un tweet con gli organizzatori «sbagliando» il numero di partecipanti della manifestazione — decuplicandolo, per l’esattezza — e pubblicando le foto di un altro corteo.

Le fake news della Quartapelle

«Che belle le immagini dei 900mila ragazzi e ragazze, mamme, papà, cittadini al Roma Pride. La destra, quella che ha bocciato il Ddl Zan, non si rende conto di essere fuori sintonia con questa Italia, largamente maggioritaria, che vive e ama e lascia amare e vivere in libertà?». A corredo del tweet una serie di quattro foto, di cui una con palme e grattacieli. Non esattamente elementi che caratterizzano la capitale d’Italia. E infatti non si tratta di Roma, ma del Pride di Tel Aviv.

E quel numero, 900mila, dove lo avrà preso? La questura ha parlato infatti di 25mila partecipanti, un numero di scala infinitamente più ridotta rispetto al quasi-milione buttato lì dalla Quartapelle. Venticinquemila a cui vanno aggiunte le presenze per il concerto di Vasco. Sommato tutto, si tratta di poco meno di centomila persone. Un numero considerevole, ma sicuramente non la folla oceanica che la deputata dem strumentalizza per portare avanti l’immagine di un’Italia a presunta vocazione Lgbt. 

Il tweet è rimasto dov’è  

Ad accorgersi per primo della gaffe è stato il giornalista Giorgio La Porta. Su Twitter, infatti, ha scritto: «Dispiace spegnere l’entusiasmo dell’On. Quartapelle del PD, ma a Roma non abbiamo le palme e i grattaceli della foto di TelAviv che lei ha postato. Ieri al Roma Pride non c’erano 900 mila persone, ma 90mila comprensive del concerto di Vasco». Da lì, il fiume di critiche, a cui Quartapelle non s’è nemmeno degnata di rispondere. Non solo: nonostante le polemiche, il tweet, compreso di foto errata e di fake news sui partecipanti, campeggia il bella vista sul suo profilo. Fidatevi dei professionisti della politica.

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