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Roma, 12 dic – Castrum Inui è un sito archeologico prezioso, perfetta sintesi di tutto ciò che di antico c’è nel Lazio. Eppure, sebbene si trovi a una manciata di chilometri da Roma, giace solitario, circondato da strutture fatiscenti, animali e cumuli d’immondizia che, se non fanno onore a chi lì vicino ci vive tutti i giorni, di certo mai richiameranno turismo – o anche educheranno mai al rispetto per la Storia.



Castrum Inui, tra Enea e Afrodite

Il sito archeologico di Castrum Inui è ubicato alla foce del fiume Incastro che sfocia a mare nella località di Tor San Lorenzo (Ardea), a pochi passi da Roma. Il sito è stato – ed è tutt’ora – oggetto di una serie di campagne di scavo condotte dalla Soprintendenza ai beni archeologici del Lazio a partire dal 1998. La località è citata nell’Eneide, il poema di Virgilio stretto a doppio filo ai luoghi di queste coste laziali, secondo il quale sarebbe stata fondata da Latino Silvio, figlio di Ascanio e nipote di Enea. Il cui nome deriverebbe dal dio Inuus (Inuo), divinità dei boschi e dell’inizio delle cose. Nella campagna di scavi diretti dall’archeologo Francesco Di Mario sono venuti alla luce le strutture del centro portuale fortificato, in attività dal IV-III secolo a.C. fino al III secolo d.C., tra cui una serie di magazzini, un’area artigianale e un impianto termale con pavimenti a mosaico e pareti affrescate, oltre all’area sacra con un sacello dedicato a Esculapio. Di Castrum Inui si sa anche che vi era un’importante sito religioso dedicato al culto della dea Afrodite.

Tra i fasti del passato e il degrado del presente

Ma questi sono fasti del passato (anche recente): adesso il sito archeologico è indicato da uno striscione, con tanto di simbolo del Mibact, semidistrutto. Addossato ad una recinzione a sua volta metà crollata e pericolate, e circondata da immondizia. Se si percorre il perimetro degli scavi, inoltre, è possibile vedere come ancora l’immondizia puntelli il preziosissimo sito archeologico. Inutile dire che è facilissimo accedere all’area che contiene i resti di Castrum Inui, ed è facile capirlo anche dall’immondizia e dai molti “ricordini” lasciati dai numerosi animali che vagano per i campi circostanti – come in un quadro del Roesler Franz adattato al giorno d’oggi, non è difficile scorgere in lontananza greggi di pecore e financo qualche cavallo.

Castrum Inui – Le immagini di degrado e abbandono

Immondizia, escrementi animali e incuria

E’ mai possibile che un luogo così importante per la Storia di Roma e del Lazio, in cui – almeno all’apparenza – ancora si sta lavorando, sia lasciato in questo stato di incuria e di insicurezza? All’ingresso del sito, che in molte occasioni è stato aperto al pubblico, staziona in bella vista addirittura un divano (oltre a vari elettrodomestici). Come è possibile evincere dalle foto, chiunque può valicare facilmente la recinzione, molto precaria, per introdursi nel sito. E non tutti, purtroppo, con l’intenzione di denunciarne la possibile esposizione ad agenti esterni e a tutto ciò che di negativo può venire dal mondo “contemporaneo”. Sappiamo che a ogni denuncia corrisponde un rimpallo di responsabilità tra Comuni, Soprintendenza ed Enti vari, ma dato che la Storia è di tutti, non solo del singolo funzionario, la domanda resta: è così che si valorizza e si tutela la “nostra” Castrum Inui?

Ilaria Paoletti



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3 Commenti

  1. Quando vuoi distruggere l’identità di un popolo, distruggi la sua storia. Puoi farlo con le bombe come i talebani, o con l’incuria.

  2. Roma e dunque la ns. storia si salva solo e solamente copiando la massima igiene rispettosa applicata p.es. nelle metropoli targate Japan! Quando si prende possesso di un ambiente, cosa si fa per prima? RISPETTOSA PULIZIA !! Impariamo questo dall’ ultima Nazione purtroppo uscita dal Medioevo.

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