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Roma, 17 lug – Il 12 settembre non prendete impegni: andiamo tutti a casa di Cathy La Torre a mangiare una bella pizza. Arriverà un rider a cui l’attivista Lgbt lascerà ben 5 euro di mancia! E lui, il ragazzo delle pizze, risponderà testualmente: “Apprezzo tantissimo, grazie”. No, non abbiamo acquistato una sfera di cristallo, abbiamo semplicemente letto i post pubblicati dal profilo Facebook ufficiale di Cathy La Torre il 12 settembre 2018 e il 12 settembre 2019. Sono identici, cambia giusto l’ordine di un paio di passaggi e raccontano la stessa storia spiccicata. Incredibile vero? Per questo siamo certi che il 12 settembre 2020 non potrà andare diversamente. Certo, è possibile anche che la storia sia totalmente falsa, inventata dal social media manager di Cathy La Torre pagato proprio per inventare storie empatiche basate su finti aneddoti, ma questo vorrebbe equivarrebbe a odiare! Non possiamo pensarlo, saremmo degli odiatori che finirebbero subito sotto la scure di “Odiare ti costa”.

La scoperta di “Io, professione mitomane”

Certo, leggendo la scoperta fatta dalla pagina Facebook “Io, professione mitomane”, verrebbe proprio da pensare che l'”Avvocathy” si inventi i post di sana pianta. Ecco qui lo screenshot.

E così abbiamo provato anche noi a cercare sul motore di ricerca interno di Facebook inserendo le seguenti parole “Cathy La Torre ieri sera ho ordinato una pizza”. Il risultato? Sono comparsi appunto due post di fatto identici, con la stessa storiella farlocca, gli stessi dialoghi finti con il rider che incensa l’attivista Lgbt: “Ti apprezzo tantissimo, il tuo lavoro, quello che fai”. Ecco qui lo screenshot.

A demolirla ci aveva pensato la Lucarelli

Certo che Cathy La Torre, anche in vista della sua futura candidatura a sindaco di Bologna, farebbe bene a pagare qualche spiccio in più il suo social media manager, magari eviterebbe di riciclare le storielle cambiando giusto un paio di parole. Del resto in questi giorni a smascherare Cathy La Torre ci aveva pensato anche Selvaggia Lucarelli, con un articolo preciso e circostanziato in cui di fatto ha demolito l’attivista Lgbt, facendola passare agli occhi dei lettori come una mitomane. Per la cronaca, a due giorni dalla pubblicazione, Cathy La Torre ancora non ha replicato, tanto che i suoi stessi sostenitori nei commenti ad altri post le chiedono “una smentita pesante”. Che però ancora non è arrivata.

La prova che quanto scritto dalla Lucarelli è vero

La Lucarelli nell’articolo pubblicato su Tpi, oltre a mettere in dubbio la veridicità di alcune minacce subite dalla La Torre, l’effettiva attività legale di “Odiare ti Costa” e in generale la narrazione che di sé fa l’attivista, analizza anche l’uso dei social della futura candidata sindaco di Bologna. Il post fasullo di cui vi abbiamo parlato conferma esattamente quanto ravvisato dalla Lucarelli.

Ecco il passaggio completo su Cathy La Torre e i social dell’articolo di Tpi: “Ha costruito la sua fortuna anche e soprattutto sui social postando scritti emozionali in cui esprime solidarietà, sdegno, partecipazione per i fatti trend topic del giorno, dallo sbarco dei migranti a qualsiasi altro tema da click facili, passa sui social “5 minuti al giorno”. Sì, me lo disse proprio lei e non è un segreto che abbia una fitta rete di collaboratori pagati tra i quali Emilio Mola che le scrivono testi social anche quando lei è (frequentemente) in vacanza. Perché? E qui c’è il sospetto che l’Avvocathy sia anche un personaggio ben costruito e costruito sui buoni sentimenti e la solidarietà, il che sarebbe pure legittimo. Legittimo ma fastidioso”.

Beh, legittimo fino a quando i post in cui parli di fatti relativi alla tua vita sono veri. Se le menzogne sono conclamate la questione diventa un po’ diversa. “Perché un conto è farsi scrivere post istituzionali”, prosegue il pezzo della Lucarelli, “un conto è farsi scrivere post commossi e di partecipazione emotiva, fingendo di averli scritti di proprio pugno. Pagandoli. “Ma no, io scrivo da sola tutto, figuriamoci”, commenta lei quando le faccio la domanda. Rispondo che so per certo che non è così, facendo esempi. Ritratta: “Chiedo a collaboratori articoli pagati per creare una redazione, che è diverso”. Quindi li chiama articoli, ok. Le ricordo che le chiesi spiegazioni su un suo post infelice tempo fa e lei mi disse: “Ma io non l’ho scritto, passo 30 minuti sui social, i social media manager mi hanno preparato quel post ed è uscito, io non ho il tempo per controllare”. E invece forse Cathy un occhio faresti meglio a buttarcelo. Perché il tuo social media manager a questo giro ti ha sputtanato.

*** Su richiesta di Cathy La Torre, pubblichiamo questa sua rettifica ***

Quanto al vostro articolo preciso che si tratta di un repost di un mio precedente post.
Non è un contenuto inventato bensì repostato. La finalità era quella di porre l’accento sul tema dei salari dei riders, ancora non riconosciuti nel diritto del lavoro. Ciò precisato se dovesse capitare in futuro di pubblicare un contenuto due volte scriverò sempre repost. Grazie

Davide Di Stefano

1 commento

  1. Ma una che sta sotto protezione apre al garzone delle pizze per due anni di seguito? “Signor Saviano abbiamo una pizza per Lei, ci fa salire? Prego, si accomodino”.Io lo trovo surreale. Se fossi sotto protezione e minacciata, tutto farei tranne che accogliere in casa un fattorino sconosciuto.

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