Roma, 5 mag — «Cercansi commesse diciottenni libere da impegni familiari». Ai centralissimi Magazzini Dal Sasso di Asiago, provincia di Vicenza, se vuoi lavorare non puoi avere una famiglia, prendere o lasciare. E’ la triste realtà del mercato del lavoro nell’Italia del 2022 (ma l’andazzo non è una novità degli ultimi tempi): flessibilità al 100%, totale dedizione alla mansione lavorativa e rinuncia alla propria vita per un posto da cassiera a — nella migliore delle ipotesi — poco più di mille euro al mese.

Cercasi commesse senza una vita 

Il cartello, affisso nei giorni scorsi dal titolare dell’esercizio commerciale, ha scatenato la bufera mediatica. Fino all’epilogo di ieri: l’Ispettorato territoriale del Lavoro di Vicenza ha sanzionato i titolari contestandogli la violazione dell’articolo 27 del Codice delle Pari opportunità (quello che sancisce il divieto di discriminazione all’accesso al lavoro): 7mila euro di multa. «Tolleranza zero per ogni forma di discriminazione», spiega il direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro, Bruno Giordano. «Non si tratta solo di sanzionare. Dare lavoro discriminando in base al genere, all’anagrafe, alle condizioni di vita o alle opinioni offende tutti noi. Non basta il rigetto di queste pratiche. Se a distanza di 52 anni dall’entrata in vigore dello Statuto dei lavoratori dobbiamo intervenire per episodi simili, vuol dire che dobbiamo ancora professare la cultura del rispetto, prima ancora del diritto del lavoro».

Alla faccia dello Statuto lavoratori

Nei giorni scorsi il signor Mario, titolare del Magazzini Dal Sasso, imbufalito per la «cattiva pubblicità» e la polemica divampata sui social, aveva motivato così la sua scelta: «Se una donna ha famiglia, è sposata o ha figli non l’assumiamo, perché un giorno sì e uno no se ne resta a casa». Ma lo capiamo: occorrono delle Vestali consacrate alla custodia della Cassa e al piegamento di camicette e mutande per lavorare dai Dal Sasso. «Con i miei soldi — ribatte lui intervistato da Repubblica — pago e assumo chi voglio io. Non sono un’azienda pubblica, dove c’è l’obbligo delle pari opportunità. Io voglio solo donne serie e senza impegni familiari». Evidentemente il signor Mario vive in una dimensione parallela dove lo Statuto dei lavoratori ancora non è stato pubblicato, dove il tempo si è fermato al 1969.

Per togliere quel cartello, giorni fa erano stati interpellati il vigile del paese, l’assessore al Commercio di Asiago, il segretario comunale e i funzionari della Regione Veneto. Ma lui non ci voleva proprio sentire. «In passato abbiamo avuto commesse che ogni due giorni accampavano scuse: aspettano divenire assunte e poi trovano tutti i motivi per non venire a lavorare». E per sottolineare il proprio sdegno, il signor Dal sasso aveva appeso un altro cartello di fianco al «commesse cercansi»: «Vergognatevi», rivolto a chi lo stava criticando.

Cristina Gauri

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5 Commenti

  1. Non è solo per “la famiglia”, ma la cosa più grave è sulla discriminazione che continua in quanto in certi lavori non possono assumere solo donne!!! La multa è stata troppo leggera.

  2. settemila euro di multa,per questa str****ta
    dopo tutte le rogne che devono sopportare le partite iva in questo paese?
    altri SETTEMILA BUONI MOTIVI, per evitare di fare impresa in italia.

    e qualcuno spieghi a quel demente di giordano,che lo statuto dei lavoratori
    dovrebbe applicarsi….ai lavoratori,per sua espressa denominazione:
    non a quelli che ancora non sono stati assunti.
    e se pretendono di rompere le scatole anche su quelli,va a finire che
    un datore di lavoro non può nemmeno scegliersi i dipendenti….
    ergo,
    E’ GIUSTO che gli imprenditori se ne vadano dove vengono rispettati,
    e che questo paese vada in rovina:
    non merita altro.

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