Roma, 11 ott — Probabilmente siamo a Milano, ma potrebbe essere qualsiasi città — del Nord Italia in particolare: decine di ragazzini di provenienza nordafricana, in gran parte visibilmente minorenni, prendono d’assalto il vagone di una metropolitana saltando al grido di «chi non salta italiano è». Uno di loro riprende la scena e la pubblica su TikTok, luogo virtuale per eccellenza di legittimazione e cassa di risonanza delle imprese di questi «nuovi italiani» — come li chiama la sinistra che li vuole italiani per avere i loro voti — i quali, però, non vogliono essere chiamati italiani. Quando non devono batter cassa, ovviamente.

Chi non salta italiano è

Si fanno chiamare «maranza», mutuandolo da un vecchio termine che indicava il «coatto», il «truzzo»: gruppi di ragazzi che vanno in giro per le strade della movida del centro-nord rapinando, molestando, minacciando con coltelli e creando disagi in città. Erano maranza quelli delle violenze sessuali di gruppo a Capodanno in Piazza Duomo, maranza le migliaia di ragazzi magrebini che hanno seminato il terrore a Peschiera, per finire in cento sul vagone di un treno a violentare 6 ragazzine italiane al grido di «qui le italiane non salgono».

Chi finge di non capire

«Chi non salta italiano è», ma — guarda te l’ironia — non riescono nemmeno a trovare un termine che li definisca senza scomodare l’italiano. Chissà se ci ha mai pensato, qualcuno di questi espiantati di seconda o terza generazione, che rivendicano ossessivamente le proprie origini nordafricane non per orgoglio delle proprie radici ma solo per rabbia sociale; pervasi dalla volontà di vedere distrutta e meticciata la cultura che li ha accolti, ma che non sono nemmeno in grado di tenersi cara la propria. «Chi non salta italiano è», un urlo di guerra chiarissimo: lo sa bene chi lo intona, lo sanno ancora meglio gli italiani che incappano nel degrado creato da queste persone. L’unica a fingere di non capire sembra essere la sinistra.

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

4 Commenti

  1. Sono anni che fanno fare a questi personaggi tutto quello che vogliono, cambiano governi, ma la spazzatura purtroppo rimane.

  2. È la seconda generazione. Frutto di 1.200.000 cittadinanze concesse da Fini Berluconi in un unica soluzione.
    Questi sono tutti italiani.
    E come al solito guardiamo il dito e non la luna.
    L’Africa da sempre bancomat dell’Europa ci sta presentando il conto.
    Di che ci lamentiamo. La sinistra capisce benissimo ma fa orecchie da mercante. E la destra si inchinera ai voleri della UE.
    L’unica soluzione è l’integrazione. Ma non a parole.

  3. ….
    disturbate,delinquete,rubate,picchiate,spacciate,violentate.
    massì…continuate così che va bene…
    e DIPINGETEVI ADDOSSO UN BEL BERSAGLIO:

    così quando salteranno i nervi,
    a TROPPI italiani….
    contemporaneamente,andrà a finire tutto in vacca,
    e succederà presto.

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