Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 21 dic – E’ «moralmente accettabile utilizzare i vaccini anti-Covid-19 che hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione» nel caso in cui non siano «disponibili vaccini contro il Covid-19 eticamente ineccepibili».



È il clamoroso chiarimento offerto oggi dal Vaticano in una nota della Congregazione per la dottrina della Fede a firma del cardinale Luis Ladaria, prefetto dell’ex Sant’Uffizio. Il documento nasce dopo mesi di richieste da parte dei fedeli, «pervenute a questa Congregazione», di esprimere un parere «sull’uso di alcuni vaccini contro il virus SARS-CoV-2 che causa il Covid-19, sviluppati facendo ricorso, nel processo di ricerca e produzione, a linee cellulari che provengono da tessuti ottenuti da due feti abortiti nel secolo scorso», si legge nella nota.

“Il vaccino da feti abortiti è moralmente accettabile”

La Santa Sede ha così giustificato una presa di posizione che non mancherà di suscitare un acceso dibattito: «La ragione fondamentale per considerare moralmente lecito l’uso di questi vaccini è che il tipo di cooperazione al male (cooperazione materiale passiva) dell’aborto procurato da cui provengono le medesime linee cellulari, da parte di chi utilizza i vaccini che ne derivano, è remota». Se vi è un «grave pericolo, come la diffusione, altrimenti incontenibile, di un agente patogeno grave», la Santa Sede stabilisce che «il dovere morale di evitare tale cooperazione materiale passiva non è vincolante». Tra i due mali da evitare, avrebbe quindi una sorta di precedenza quello pandemico.

«È perciò da ritenere che in tale caso si possano usare tutte le vaccinazioni riconosciute come clinicamente sicure ed efficaci con coscienza certa che il ricorso a tali vaccini non significhi una cooperazione formale all’aborto dal quale derivano le cellule con cui i vaccini sono stati prodotti».

L’utilizzo di tale vaccino non deve legittimare l’aborto

Resta comunque il fatto, si precisa, che «l’utilizzo moralmente lecito di questi tipi di vaccini» non deve costituire «una legittimazione, anche indiretta, della pratica dell’aborto, e presuppone la contrarietà a questa pratica da parte di coloro che vi fanno ricorso». Il che appare quantomeno contraddittorio. Prosegue la nota, «l’uso lecito di tali vaccini non comporta e non deve comportare in alcun modo un’approvazione morale dell’utilizzo di linee cellulari procedenti da feti abortiti. Si chiede, quindi, sia alle aziende farmaceutiche che alle agenzie sanitarie governative, di produrre, approvare, distribuire e offrire vaccini eticamente accettabili che non creino problemi di coscienza, né a gli operatori sanitari, né ai vaccinandi stessi».

Chi non si vaccina deve evitare la trasmissione del virus

Il vaticano si pronuncia anche sull’obbligo vaccinale.  Se «la vaccinazione non è, di norma, un obbligo morale e perciò deve essere volontaria», in ogni caso «dal punto di vista etico, la moralità della vaccinazione dipende non soltanto dal dovere di tutela della propria salute, ma anche da quello del perseguimento del bene comune». E il bene comune, «in assenza di altri mezzi per arrestare o anche solo per prevenire l’epidemia, può raccomandare la vaccinazione, specialmente a tutela dei più deboli ed esposti».

Detto questo, coloro che per motivo di coscienza scelgono di non vaccinarsi con il ritrovato lavorato su linee cellulari provenienti da feti abortiti, «devono adoperarsi per evitare, con altri mezzi profilattici e comportamenti idonei, di divenire veicoli di trasmissione dell’agente infettivo. In modo particolare, essi devono evitare ogni rischio per la salute di coloro che non possono essere vaccinati per motivi clinici, o di altra natura, e che sono le persone più vulnerabili».

Cristina Gauri



La tua mail per essere sempre aggiornato

3 Commenti

Commenta