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Roma, 15 dic – Per le Ong le navi quarantena costituirebbero «una limitazione delle libertà di movimento delle persone». Non solo lo hanno detto, ma lo hanno messo pure per iscritto e ora chiedono a gran voce la chiusura delle lussuose navi da crociera utilizzate dal governo – a nostre spese – per tenere sotto osservazione gli immigrati e scongiurare nuovi focolai di coronavirus legati agli sbarchi.

L’appello di 150 Ong: chiudere subito le navi quarantena 

Così, mentre schizofrenici Dpcm costringono da mesi gli italiani in casa in balia di cambi di colore, coprifuoco e limitazioni della propria libertà personale; mentre tecnici e politici criminalizzano i cittadini per essersi recati nei centri cittadini a fare acquisti natalizi dopo che il governo aveva dato loro l’ok, circa 150 tra Ong, le cosiddette associazioni umanitarie, studiosi e ricercatori vogliono sollecitare la chiusura di dette navi per tutelare la libertà degli immigrati.

Il documento

Il documento ha il titolo Criticità del sistema navi-quarantena per persone migranti: analisi e richieste ed è stato condiviso e sottoscritto da circa 150 organizzazioni italiane e internazionali. In esso si esortano i ministeri dell’Interno, dei Trasporti, della Salute, al Dipartimento della protezione civile di cessare al più presto «il trattenimento a bordo di unità navali per lo svolgimento del periodo di sorveglianza sanitaria delle persone soccorse in mare. O sbarcate autonomamente in Italia. Per le Ong tutto ciò rappresenta «una limitazione delle libertà di movimento delle persone». Inoltre vi sarebbe in atto «una violazione del divieto di discriminazione. Poiché si attua con modalità differenziate per i soli cittadini stranieri in percorso migratorio e senza alcuna trasparenza e informazione a riguardo».

Stop alle navi quarantena, potenziare i centri di accoglienza a terra

Una volta chiuse le navi, le Ong pretendono il miglioramento del sistema di accoglienza  con «misure che rispettino la sicurezza, la salute e i diritti di tutte le persone coinvolte. Senza alcun tipo di discriminazione», reinvestendo i finanziamenti previsti per le navi quarantena nei centri d’accoglienza a terra, dal momento che le attuali strutture galleggianti «Sembrano rispondere più a paure indotte che a criteri di una gestione sicura, ragionevole e umana dell’epidemia e dei flussi migratori».

“Mai più hotspot galleggianti”

Infine i firmatari del documento condannano l’utilizzo delle navi come «hotspot galleggianti per operare la selezione arbitraria e preventiva tra richiedenti asilo e migranti economici e come Cpr nel predisporre rimpatri». Resta solamente da capire come e quando il governo calerà le braghe di fronte a questo diktat.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. Per loro la libertà è essere invitati, costretti, ad andare via dalla propria terra. L’ esilio come forma di libertà, alla faccia della integrazione! Di fatto sono complici di parecchi oligarchi prezzolati, cinici e menefreghisti. Risolvono i problemi seri scaricandoli, senza alcun consenso, in casa d’ altri. Cittadini del mondo, incapaci di stare a casa propria perché la odiano!! Disadattati perenni.

  2. Vorrei che qualche volenteroso organizzasse una petizione, che io sottoscriverei all’istante, dove si richiede la circolazione senza limiti e restrizioni nelle proprietà di gestori, lavoranti e sedicenti ” volontari ” delle sopracitate ONG. Non credo, che queste persone avrebbero problemi nel concedere la libera circolazione nelle loro proprietà a chiunque volesse visitarle oppure espropriarle, loro non credono nella proprietà privata, compiono qualunque gesto sempre, e solo, animati dal disinteresse e dai migliori intenti, oppure mi sbaglio? Spero che qualche esponente, delle organizzazioni ” caritatevoli “, mi possa rispondere, sono curioso di conoscere il loro punto di vista. Non vorrei che fossero come l’istituzione Cattolica, che predica morigeratezza e poi soggiorna nel lusso. Facile esigere dal prossimo continui sacrifici quando si è ben pasciuti, più arduo farli in prima persona.

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