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“Il Circolo Futurista? Avamposto di cultura amato dal quartiere”. Parla il consigliere municipale Montanini

by Cristina Gauri
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circolo futurista montanini

Roma, 20 gen — «Un brutto risveglio quello di stamattina». Questo il commento di Fabrizio Montanini, consigliere comunale Della Lega per il IV Municipio di Roma Capitale, nell’apprendere dello sgombero del Circolo Futurista di Casalbertone. «Una sede che in quasi 15 anni si è sempre distinta dalle altre occupazioni dei centri sociali per atti di solidarietà e cultura duraturi nel tempo e per essere un punto di riferimento del quartiere, stamattina si è vista schierare le forze dell’ordine in assetto antisommossa, con tanto di lacrimogeni e manganelli», spiega Montanini ai microfoni del Primato. «Questo nonostante a Roma esistano da anni decine e decine di centri sociali e occupazioni di immigrati finiti sotto i riflettori per spaccio, stupri, delinquenza e morti, mentre l’amministrazione Gualtieri preferisce accanirsi contro il Circolo, uno dei pochi spazi non allineati della Capitale».

Con lo sgombero del Circolo Futurista se ne vanno quasi 15 anni di iniziative culturali di ogni genere e di iniziative solidali.
«In 13 anni i militanti del Circolo hanno portato avanti in maniera continuativa e duratura iniziative di solidarietà per la gente del quartiere, come la raccolta alimentare a cadenza mensile per le famiglie in difficoltà del IV, V e VI Municipio. A livello culturale sono state davvero tante le mostre che hanno trovato spazio all’interno del Circolo, promuovendo artisti emergenti che non hanno mai trovato spazio altrove nelle “blasonate” gallerie artistiche della Capitale. Non si contano i vernissage, i concerti e le presentazioni di libri e le conferenze tenute in tutti questi anni. Questo grazie al lavoro instancabile dei ragazzi del Circolo, all’interno del quale era presente una biblioteca con servizio di prestito libri a disposizione di chiunque frequentasse la struttura.
Il Circolo ha visto anche l’esperienza del Teatro Non Conforme Filippo Tommaso Marinetti, che si prefissava di riportare il teatro alle sue origini e alla sua purezza, ricostruendo il rapporto con il palcoscenico principalmente attraverso i giovani, dando loro modo di esprimere la propria interiorità e di dare fondo al proprio arsenale di creatività e immaginazione. Anche in questo caso giovani attori emergenti hanno trovato lo spazio che altrove veniva loro negato. Infine, il Circolo è anche una trasmissione radiofonica avanguardista, il Ballo di Malabarba».

Come era il rapporto dell’occupazione con gli abitanti del quartiere? Che tu sappia ci sono mai stati problemi tra i ragazzi del Circolo e i residenti di Casalbertone?
«So che il Circolo è sempre stato ben visto dagli abitanti del quartiere. Non si sono mai verificate situazioni di tensione. Nel corso degli anni le emittenti televisive hanno trasmesso a più riprese reportage in cui venivano intervistati i residenti che confermavano di non avere problemi di convivenza con i ragazzi del Circolo, anzi complimentandosi per le attività culturali e solidali portate avanti in questi anni. Gli unici problemi arrivano dalle cosiddette «realtà antagoniste» cioè i centri sociali rossi, che nel corso degli anni hanno a più riprese cercato — immotivatamente — la provocazione e lo scontro».

Cristina Gauri

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