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Bolzano, 7 aprile  – Un esercito di cinquemila tra medici, infermieri, OSS e altri operatori sanitari e volontari sono in prima linea ogni giorno, con turni massacranti, per difendere la popolazione altoatesina dal coronavirus che ha colpito pesantemente anche l’Alto Adige, con quasi 2mila contagiati e 170 decessi. La presidente dell’Ordine provinciale delle Professioni Infermieristiche (Opi) di Bolzano, ha però lanciato un allarme.
La Provincia di Bolzano ha fatto arrivare dalla Cina un milione di mascherine e 450.000 tute protettive. Fin qui nulla di strano a parte il fatto di non aver incentivato la produzione in loco come dovrebbe invece avvenire soprattutto in momenti come questo.

Questi dispositivi “made in China”, però, sarebbero certificati solo in base allo standard cinese e, quindi, non a norma CEE. Appena arrivate all’aeroporto di Vienna, tute e mascherine protettive sono infatti state analizzate dalla DEKRA Testing & Certification che in tutta Europa svolge attività di testing e certificazioni di prodotto tra una vasta gamma di prodotti e settori. In base agli standard Ue però, dalla perizia di Dekra si evince che le mascherine non sono conformi agli standard FFP2 e FFP3 richiesti per l’uso da parte degli operatori sanitari, ma nemmeno allo standard FFP1, con la conseguenza che il materiale non ha ottenuto certificazione.

Difetti di fabbricazione e qualità scadente

Inoltre le mascherine presenterebbero palesi difetti di fabbricazione e poiché non aderirebbero bene al viso, lascerebbero passare troppe particelle. Ma non basta. Sia il materiale delle mascherine, sia gli elastici sarebbero di qualità scadente e non resistenti all’usura. Questi dispositivi di sicurezza, acquistati tramite il noto produttore di articoli sportivi Oberalp Group, più conosciuto con il brand Salewa, sono stati comunque già distribuiti alle strutture sanitarie pubbliche e alle case di riposo di tutto l’Alto Adige, e questo senza informare gli operatori sanitari delle anomalie. Il costo di questa operazione, incluse le spese di trasporto si dice ammonti a oltre 10 milioni di euro.

Sulla questione, dalla politica interviene duramente la sezione locale di CasaPound: “Per l’ennesima volta abbiamo avuto dimostrazione dell’incapacità e della spocchia con cui i nostri governanti, da Kompatscher a Widmann, stanno gestendo l’emergenza Coronavirus. È facile in tempi normali gestire la nostra provincia con il consenso SVP a prescindere, i soldi e la maggioranza bulgara, ma appena si sono presentati i problemi seri il gigante dai piedi di argilla ha messo in luce tutta la sua inadeguatezza e incapacità, senza tralasciare il clientelismo su cui si basa il consenso politico”. “Ci impegneremo in ogni sede – minaccia CasaPound – affinché quando questa emergenza sarà finita, questi signori tornino a casa passando dalla cassa per pagare il conto ai cittadini” conclude Cpi.

Aurelio Della Scala

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