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Roma, 9 lug – Non solo in aereo. Un cittadino del Bangladesh positivo al coronavirus è arrivato alla stazione Termini di Roma in treno dall’Emilia-Romagna con tosse e febbre. Si tratta di un 53enne che ha violato l’isolamento domiciliare fiduciario al quale era stato sottoposto perché aveva contratto il coronavirus. E non pago dell’infrangere il confinamento si è messo tranquillamente a viaggiare per giorni tra il centro e il nord dell’Italia a bordo dei treni. A darne notizia è il Messaggero.

La tosse sospetta e la febbre al termoscanner

Secondo quanto riportato dal quotidiano romano, sono stati gli agenti della polizia ferroviaria in servizio a Termini a porre fine ai viaggi dell’untore. Ad attirare l’attenzione della Polfer sono state le condizioni di salute dell’uomo, che manifestava forte e sospetta tosse, uno dei sintomi chiave di chi contrae il coronavirus e sviluppa la malattia Covid-19. Raggiunto dagli agenti, il cittadino del Bangladesh è stato sottoposto a misurazione della temperatura corporea con termoscanner, che ha rilevato febbre. L’uomo quindi è stato subito trasportato in ambulanza all’ospedale Policlinico Umberto I di Roma. Il tampone, poi, ha confermato l’esito positivo.

In corso indagine epidemiologica per ricostruire gli spostamenti

Il problema ora è capire se ha contagiato altre persone e dove. Ecco perché è in corso un’indagine epidemiologica per ricostruire gli spostamenti del bengalese, arrivato a Roma il 23 giugno scorso, con un volo proveniente dal Bangladesh, che è sbarcato nella Capitale e come abbiamo detto ha viaggiato in treno. Stando alla sua versione, avrebbe viaggiato da Fiumicino alla Romagna, per poi spostarsi nelle Marche e fare ritorno a Roma. Nel corso di questi continui spostamenti potrebbe aver contagiato decine di persone e appare molto difficile (se non impossibile) risalire a dove e quando e quindi capire chi è stato infettato.

Il rischio ora è di focolai d’importazione

Insomma, dopo i voli provenienti da Dacca, carichi di bengalesi positivi al coronavirus, dopo il volo della Qatar proveniente da Doha ma con a bordo centinaia di cittadini del Bangladesh potenziali untori – che per fortuna è ripartito senza far sbarcare i “furbetti del coronavirus” che avevano così aggirato lo stop dei voli dal Bangladesh deciso dal governo italiano – ora abbiamo anche chi viaggia a bordo dei treni e se ne va in giro a contagiare. A questo aggiungiamoci che in Bangladesh con pochi soldi ci si procura un falso certificato di negatività al coronavirus ed ecco che appare chiaro che l’Italia non può limitarsi a bloccare i voli diretti da Dacca (per 7 giorni poi, come se bastassero per eliminare i rischi) ma deve intervenire alle frontiere per impedire focolai di importazione.

A Roma solo oggi 22 nuovi casi. Il governo deve chiudere ogni accesso subito

Solo oggi a Roma si registrano 22 nuovi casi di coronavirus arrivati dal Bangladesh (ci sono almeno 600 positivi in giro che hanno fatto perdere le loro tracce). C’è il forte rischio che i sacrifici degli italiani tappati in casa per mesi per contenere l’epidemia vengano vanificati da un governo che tentenna nel chiudere ogni via di passaggio (vanno controllati tutti gli scali e non solo i voli diretti, per esempio) al virus d’importazione.

Adolfo Spezzaferro

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