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Roma, 6 mar – Come se la rideva Zingaretti, quando sosteneva che “il coronavirus è una banale influenza, i malati di influenza stagionale sono di più e fanno più vittime, mentre attualmente in Lazio i contagiati dal Covid-19 sono soltanto due”. Come abbiamo visto, la banale influenza ha contagiato 3296 persone uccidendone, ad ora, 147 (mortalità 4,45%), sta paralizzando il Nord Italia e invadendo tutte le aree urbane dello Stivale. L’Italia è il terzo Paese al mondo per numero di infetti e l’Oms sta per dichiarare la pandemia. Basteranno questi dati per togliere il sorriso dalla faccia del governatore della Regione Lazio?

Nel caso vi fosse un ulteriore motivo per smettere di scherzare, Il Tempo stamattina ha rivelato che nel Lazio ci sono solo 590 posti letto di terapia intensiva disponibili, con un rapporto di un letto ogni 10 mila abitanti – gli abitanti del Lazio sono poco meno di 6 milioni. Uno su diecimila, quindi, ha diritto alla salvezza nel caso venga infettato e le condizioni si aggravino.

Ma facciamo un po’ di conti: su 3,296 positivi al contagio in tutta Italia, ieri in 351 erano sotto terapia intensiva – 1 ricovero urgente su 10 contagiati. Quasi il 10%. La Lombardia, con 244 ricoverati gravi, copre già quasi la metà dei posti nel Lazio. Nel caso malaugurato che la situazione si aggravi anche nel Lazio, la situazione diverrebbe ingestibile nel giro di pochissimo tempo. In regione cercano di metterci un toppa: «Nei prossimi giorni verranno implementati di 153 posti letto di terapia intensiva, che andranno ad aggiungersi ai 590 già in servizio», ha assicurato l’assessore regionale alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato. Ma sono ancora bruscolini, considerando che la rianimazione non serve solo ai malati di coronavirus. 

Non rimane che ringraziare chi ha applicato i tagli alla sanità del Lazio – ma il resto dell’Italia non può stare tranquillo. Lo smantellamento del settore pubblico a favore di quello privato ha provocato, negli ultimi 9 anni, una sottrazione al sistema sanitario nazionale di circa 37 miliardi di euro, si legge nel rapporto Gimbe 2019. Dal 1997 i posti letto sono diminuiti del 40%. Le aziende ospedaliere sono passate da 97 alle attuali 43. Negli ultimi dieci anni il SSN ha perso 42.800 dipendenti a tempo indeterminato; il personale “non stabile” è diminuito del 35%.

Secondo i dati del Ministero della Salute nel 2011 il Lazio aveva complessivamente 72 strutture di ricovero pubbliche, diminuite a 56 nel 2017. Se guardiamo la situazione del Lazio, nel 2011 il Lazio aveva 46 ospedali a gestione diretta, nel 2017 (ultimi dati disponibili) erano 33.  Chiusi a Roma il Forlanini, il Santa Maria della Pietà, il San Giacomo; ridimensionati il San Filippo Neri, il Sant’Eugenio e il San Camillo. Zingaretti ha smesso di ridere, e i cittadini della Regione Lazio da molto prima di lui.

Cristina Gauri

4 Commenti

  1. …ridi…ridiiii……sinistrato!! I nodi stanno arrivando tutti al pettine, nessuno escluso, per te & e sorcetti di merende. Il tempo e galantuomo!! PURA VERITA!!

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