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Bologna, 2 apr – E’ a Bologna il primo detenuto morto per coronavirus. Aveva 76 anni ed era ricoverato da qualche giorno al Sant’Orsola di Bologna.

De Fazio (UilPa): “Era affetto da altre patologie”

A quanto sembra, l’uomo era “ricoverato qualche giorno fa in stato di detenzione e poi ammesso agli arresti domiciliari a seguito del trasferimento in terapia intensiva. Era italiano, aveva 76 anni e pare fosse affetto da altre patologie”. Lo dice Gennarino De Fazio, per la UilPa, sindacato della polizia penitenziaria. Per quanto riguarda i suoi compagni di cella, sono state adottate le misure previste dai protocolli di sicurezza predisposti dal Dap dal 22 febbraio scorso.

In isolamento chi ha avuto contatti col detenuto

L’uomo, un siciliano di 76 anni, è stato arrestato nel dicembre 2018 per associazione di tipo mafioso su ordine del Gip di Termini Imerese (Palermo): era sottoposto a una misura cautelare in attesa di primo giudizio e si trovava nel carcere bolognese della Dozza ad agosto 2019. Ricoverato in ospedale il 26 marzo per plurime patologie e aveva difficoltà respiratorie. A quanto emerge, dunque non era stato ricoverato come paziente Covid-19 ma è stato sottoposto a tampone, risultando poi positivo. Antonietta Fiorillo, presidente del tribunale di Sorveglianza di Bologna, dichiara: “Era in cella con un altro detenuto, asintomatico, che è in isolamento in carcere, così come le altre persone che avevano avuto contatti con lui“.

“Inadeguata gestione delle carceri”

De Fazio dice ancora: “Si è naturalmente costernati per la perdita di un’altra vita umana, ma non vogliamo e non potremmo strumentalizzare l’accaduto. Il ministro Alfonso Bonafede e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria hanno tante colpe e responsabilità nell’assolutamente inadeguata gestione delle carceri, prima e durante l’emergenza sanitaria, che sarebbe inutile, inelegante e finirebbe col depotenziare le nostre continue denunce tentare di attribuirne loro delle ulteriori”. Pochi giorni fa nel carcere di Rebibbia c’era stata una rivolta proprio per colpa del coronavirus; quattro sanitari del complesso penitenziario erano risultati positivi al covid. Si era temuta un’escalation di violenza come quella esplosa un mese fa nelle carceri di tutta Italia sempre a causa dell’emergenza sanitaria, ma poi è apparentemente rientrata.

Ilaria Paoletti

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