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Roma, 31 mar – Si direbbe che i momenti di emergenza come quello che stiamo vivendo in Italia a causa del coronavirus rimettano un po’ in ordine le priorità di ciascuno di noi. Non vale per le femministe, che di questi tempi si mettono a “correggere” il modulo di autocertificazione che, nelle sue numerose varianti, porta con sé il peccato originale di essere declinato al maschile.

 

“Il virus del patriarcato”

“I modelli di autocertificazione si avvicendano…ma sono tutti rigorosamente declinati al maschile!” si legge sulla pagina Facebook delle femministe fucsia di Non una di meno (quelle che ci avevano deliziato col terribile ballo di gruppo contro il patriarcato, per intenderci). “Quello che viene chiamato “maschile universale”, e che nella lingua italiana ci viene propinato per neutro, è in realtà un chiaro segnale di chi sia a dominare e a perpetrare lo status quo” si legge ancora nell’illuminato intervento. Non esce indenne da questa piaga patriarcale nemmeno il modulo di autocertificazione che è necessario esibire per spostarsi dal proprio isolamento: “Mentre la nostra libertà di movimento è limitata e segnaliamo ogni nostro spostamento per arginare la diffusione del coronavirus, vogliamo arginare anche un altro virus che aleggia indisturbato da secoli: il patriarcato“. Vi linkiamo il post e vi invitiamo anche a fare uno screenshot, perché le tipe di Non una di meno hanno la tendenza a rimuovere certi contenuti quando arriva la shitstorm – la danza contro il patriarcato ne è un esempio.

Edit: come volevasi dimostrare, le femministe nella loro eterna coerenza hanno effettivamente rimosso il post! 

Asterischi come se piovesse

“Come Non Una Di Meno diffondiamo una versione con asterischi del modulo di autocertificazione, in modo che il senso di responsabilità che si è chiamat* ad esprimere possa trovare una forma realmente adeguata a ciascun*”: insomma, il patriarcato si combatte a suon di asterischi. Inutile dire che questa rivendicazione linguistica è ridicola anche in tempi di pace, figuriamoci adesso che (senza peccare di “benaltrismo”) i pensieri di molte donne, mamme, lavoratrici, sono impegnati su altri fronti. Quello della tutela della salute, sì, ma anche quello del sostentamento individuale e della famiglia. Ci chiediamo alle esigenze di quali donne rispondano le signore (o signor*?) di Non una di meno. Se da una parte, infatti, sulla medesima pagina rivendicano un “reddito di autodeterminazione” e offrono consigli a chi ha necessità di abortire in piena pandemia, l’impressione generale è veramente sconsolante: le femministe sono così concentrate a osservare il mondo da un binocolo da non aver messo su uno straccio di raccolta fondi per una qualsiasi struttura sanitaria. Che, nonostante i loro rancidi proclami corredati da asterischi, continuano a curare uomini e donne.

Ilaria Paoletti

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