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Roma, 28 mar – Vittorio Sgarbi fa marcia indietro e ammette di aver sbagliato a sottovalutare i rischi del coronavirus. “Mi scuso raramente perché raramente sbaglio, generalmente ho ragione. In questo caso io ho ascoltato svariati virologi che hanno, almeno sino al 9 marzo, stimato il pericolo del Covid-19 come relativo. Poi la situazione è stata valutata diversamente. E io mi sono trovato nel mezzo di una tempesta polemica in cui non avrei dovuto trovarmi. È stato da irresponsabile perché non dovevo far circolare informazioni rassicuranti che esulano dalla mia competenza. Però è anche vero che io sono irresponsabile di quelle informazioni la cui responsabilità ricade sui competenti che le davano. E che non mi pare si scusino”. E’ quanto dichiarato da Sgarbi in un’intervista a Il Giornale.

Il critico d’arte aveva dichiarato il 27 febbraio che “non c’è in questo momento alcuna emergenza non solo nelle regioni non colpite, ma anche in quelle colpite”. E che si era “scambiata l’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale”. Parole che scatenarono una bufera e furono subito stroncate da alcuni virologi. Sta di fatto che adesso Sgarbi sostiene di essere stato un irresponsabile ad aver assunto quelle posizioni in un momento senz’altro delicato.

“Sono stato irresponsabile, adesso parlo di arte”

Non volevo incitare nessuno a violare nessuna normativa. Ho parlato con persone della zona e anche di Piacenza. Si sentivano trattate come appestati. Io volevo veicolare un messaggio di carità cristiana, ai malati si sta vicini. Ovviamente senza violare quarantene e andando quando la zona veniva indicata come bonificata. Non volevo fare nessuna provocazione o violazione. Volevo trasmettere ottimismo e che questa malattia non è come la peste. Ma di nuovo sono stato frainteso e quindi mi scuso”. Quindi Sgarbi precisa ancora: “Lo ridico, sono stato irresponsabile a fidarmi di informazioni che credevo scientifiche e certe, ma non lo erano. Adesso leggo poesie su Facebook e parlo di arte cose su cui sono competente io e mi appartengono”.

Alessandro Della Guglia

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