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Roma, 21 ago – Erano mesi che che non prestavamo più troppa attenzione al bollettino pomeridiano della protezione civile sui numeri del contagio. Un po’ per assuefazione, un po’ perché i numeri erano bassi e stazionari, un po’ per la voglia di leggere e ascoltare altro (qualche statua buttata giù negli Usa, un po’ di beghe le politiche, le solite cose insomma). Da qualche giorno però i media mainstream stanno tornando alla carica, dando ampio risalto alla “risalita dei contagi” e spazio ai catastrofisti stile Walter Ricciardi che mettono in dubbio la riapertura delle scuole e le elezioni di fine settembre.

Il Corriere della Sera capofila degli allarmisti

Impossibile non notare come il Corriere della Sera sia di fatto il capofila di questa nuova vulgata allarmista. Lo stile di via Solferino dovrebbe essere contraddistinto da toni misurati, eppure sulla prima pagina in edicola di oggi si legge a caratteri cubitali “Impennata dei contagi: 845”. Sfogliando il giornale poi si parla di “contagi in forte aumento” e “giovani più colpiti”. Sulla versione online ancora peggio, con le prime sette notizie tutte sul Covid-19 e tutte contraddistinte da una certa preoccupazione, tra gente che non mantiene il distanziamento in fila in seggiovia, 17enni ricoverate, calciatori positivi. Eppure il report dell’Istituto superiore di sanità racconta tutta un’altra situazione: parla di “numero di nuovi casi di infezione nel complesso contenuto”, “situazione sotto controllo” etc. Del resto lo dicono anche i numeri: negli ultimi 2-3 giorni il numero dei contagi è sì aumentato, ma a fronte anche di un numero doppio di tamponi effettuato. I ricoveri in terapia intensiva poi sono stazionari (appena 68, il 3 aprile per capirci erano 4.068) , il famigerato indice Rt è a 0,83, ben lontano dalla soglia di allarme.

L’esperto del Cts smentisce il Corriere (che se ne frega)

Insomma la realtà sembra andare verso una direzione, la narrazione del Corriere in tutt’altra. Ma il fatto più emblematico è la manipolazione dell’intervista a Massimo Antonelli, direttore dipartimento Anestesia e Rianimazione del Policlinico Gemelli di Roma e membro del Comitato tecnico scientifico per l’emergenza Covid-19, che campeggia questa mattina nella prima pagina dell’edizione online. Il titolo scelto è: “Ecco cosa succede nelle terapie intensive e ai giovani”. Un titolo acchiappaclic come si dice in gergo, che lascia un alone di mistero che fa presagire il peggio. Un lettore pensa “oddio e ora cosa succede nelle terapie intensive e ai giovani?”, se addirittura questa è la sintesi del pensiero dell’esperto scelta dal Corriere. E invece basta aprire l’articolo per accorgersi che la prima dichiarazione di Antonelli va in tutt’altra direzione: “Regge bene la rete delle terapie intensive grazie all’organizzazione che ci siamo dati. I ricoverati non sono aumentati in modo significativo”, tanto che la stessa giornalista scrive che l’esperto “non fa il catastrofista”.

Nessuna preoccupazione, nemmeno sui giovani

Prosegue Antonelli nello smentire nettamente tutta la narrazione messa in piedi dal Corriere. “C’è una leggera crescita ma proporzionale all’aumento dei nuovi casi e comunque non preoccupante. Anche i malati gravi sono in numero minimale. La percentuale rispetto ai positivi è sotto l’unità, mentre nel periodo acuto dell’epidemia era del cinque per cento. In Italia nei centri di rianimazione sono ricoverati poco più di 50 persone”. Più chiaro di così è difficile. E anche sui giovani l’esponente del Cts è rassicurante, spiegando che non c’è una mutazione del virus o simili, ma solo un fenomeno “legato alle abitudini di vita sociale dei giovani che ha determinato una diffusione rapida del virus”.

Più a rischio sono ovviamente le persone con un sistema immunitario più debole, come i diabetici, discorso che vale per tutti e non solo per i giovani spiega ancora Antonelli, che definisce “il ritorno alla didattica non rinviabile”, e parla di un sistema sanitario ora, con 8 mila terapie intensive, all’altezza della situazione anche in caso di una seconda ondata in autunno. Insomma “l’esperto” smentisce sostanzialmente i media mainstream che soffiano sul fuoco dell’emergenza perenne. Ma con un titolo fuorviante e una lettura distorta dei numeri, un modo per alimentare la propria linea editoriale strumentale si trova sempre.

Davide Di Stefano

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