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Roma, 19 gen – Ribellarsi, non suicidarsi, dovrebbe essere il verbo riflessivo preferito dai ragazzi. E invece l’emergenza sanitaria, l’isolamento e le restrizioni imposte al tempo del Covid, stanno provocando un’allarmante crescita di suicidi tra i giovanissimi. Stando a quanto rilevato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, i suicidi sono addirittura al secondo posto tra le cause di morte per i giovani dai 15 ai 29 anni. E poco cambia per i giovani italiani, sono la seconda causa di morte nella fascia d’età 15-24 anni. Secondo l’Istat sui 4mila suicidi registrati ogni anno in Italia, più del 5% è compiuto da giovani sotto i 24 anni. Non siamo in Giappone, ma la situazione adesso sembra altrettanto drammatica.

Impennata di suicidi, ai giovani “mancano scuola e sport”

Durante il Covid abbiamo registrato un aumento del 30% dei casi, dicono che gli manca la scuola e lo sport“. E’ quanto dichiarato a Repubblica da Stefano Vicari, primario dell’unità operativa complessa di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza del nosocomio pediatrico del Bambino Gesù. “E’ anche a causa del Covid-19 e di questo periodo (con o senza lockdown) se sono aumentati atti autolesionistici e suicidari che hanno segnato una crescita di disturbi mentali sia nei ragazzi che nei bambini: irritabilità, ansia, sonno disturbato”, spiega Vicari. Secondo il pediatra “tutto questo è assolutamente associato al periodo di chiusura, gli adolescenti vivono con grande preoccupazione questo periodo e quindi c’è una ripercussione sui loro vissuti particolarmente importante. Mi comincio a chiedere quando tutta questa emergenza sarà finita quello che dovremo gestire. Sarà un’onda lunga”.

Autolesionismo e isolamento

E’ un quadro a dir poco allarmante quello tracciato da Vicari, che fa notare come al pronto soccorso ogni giorno si registra un ricovero per “attività autolesionistiche“. E nel 90% dei casi si tratta di giovanissimi che tentano di togliersi la vita. Ma non solo, perché “c’è un altra fetta nel mondo di giovani che si chiudono sempre di più dentro casa, dentro la stanza, che trascorrono ore ai videogiochi senza nessun interesse sociale. Che vivono l’inutilità della relazione e confinano sempre più questo mondo ai tablet o agli strumenti tecnologici”. Di conseguenza, precisa Vicari, “finita l’emergenza sarà molto difficile farli uscire di casa. È li che trovano rassicurazione. È lì che gli si rinforza il sintomo di una fobia sociale che spesso si accompagna a forme più o meno acute di depressione”. Di qui l’accorato appello del pediatra: “State con gli occhi aperti, condividete tempo e spazi con i figli”.

Alessandro Della Guglia

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