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Roma, 23 giu – Un altro (simpatico) animaletto è risultato prezioso per la ricerca contro il nuovo coronavirus: si tratta del Mesocricetus auratus, ovvero il criceto dorato o siriano. Oltre ad essere animali da compagnia molto amati dai più piccoli, i criceti siriani hanno spesso giocato ruoli importanti nella ricerca sulle malattie infettive.

Nella fattispecie, gli scienziati dell’Università del Wisconsin-Madison, dell’Università di Tokyo e della Icahn School of Medicine at Mount Sinai sono infatti arrivati alla scoperta che i criceti, una volta infettati da Sars-CoV-2 e guariti dall’infezione, non si ammalano più se vengono nuovamente a contatto con il virus. Inoltre, la replicazione del virus nei polmoni dei roditori viene di molto limitata con la terapia al plasma convalescente. Lo riporta AdnKronos.

Il nuovo studio, condotto dal team di Yoshihiro Kawaoka e pubblicato sulla rivista Pnas, ha dato prova che sono un modello utile per la ricerca su Sars-CoV-2 e nello studio e  valutazione di vaccini, trattamenti e farmaci contro Covid-19. «I criceti sono modelli validi per studiare l’influenza umana e l’infezione da Sars-CoV», ha così illustrato Kawaoka. «Questo è il motivo per cui abbiamo deciso di studiarli in Covid-19. Volevamo vedere se il decorso della malattia fosse simile a quello umano». E così è stato. Dopo la verifica di questa prima ipotesi, i ricercatori si sono preoccupati di indagare su una possibile immunità indotta dall’infezione, la «grande incognita» del coronavirus. Chi si ammala rimane poi immune? «Tutti gli animali» guariti «possedevano anticorpi e non si ammalavano più, il che suggerisce che hanno sviluppato un’immunità protettiva», afferma Pete Halfmann, uno degli autori della ricerca. «Ma non possiamo ancora dire quanto dura questa protezione».

Il gruppo di ricercatori ha poi sottoposto i criceti malati di Covid-19 ad un trattamento con plasma convalescente di criceti guariti dalla malattia, ottenendo giovamenti differenziati a seconda della gravità delle condizioni degli animali trattati e in base alla precocità della terapia.

Cristina Gauri

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