Roma, 29 nov – In attesa che, come auspica Mario Monti, l’informazione sia sempre «meno democratica», i segugi della stampa mainstream si sono portati avanti. A leggere certi giornali, infatti, la nuova variante Omicron (o variante sudafricana) sarebbe una specie di piaga d’Egitto, pronta a mietere vittime su vittime. E poco importa che Angelique Coetzee, la presidente dell’Associazione dei medici del Sudafrica, abbia già specificato che si tratta di una variante che presenta sintomi molto lievi e finora non ha causato ricoveri. In mezzo a tanti allarmismi, spicca la voce fuori dal coro dell’allarmista per eccellenza, ossia Andrea Crisanti: se viene confermato che la variante Omicron è così debole, dice Crisanti, allora questa «sarebbe la prova che l’epidemia è finita».

Crisanti sulla variante Omicron

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il microbiologo spiega così perché, allo stato attuale, è dannoso lasciarsi andare ad allarmi scomposti: la variante Omicron, afferma Crisanti, «non ha avuto nessun impatto in Italia fino a questo momento. È una variante con elevata trasmissione, altrimenti non avrebbe prevaricato la Delta. Ha un vantaggio selettivo, è più contagiosa. Sarebbe una pessima notizia se si scoprisse che la Omicron è causa di forme di malattia grave. Sarebbe una notizia ottima se invece si capisse che, come sembra sulla base dei primi dati raccolti in Sud Africa, sia responsabile di sintomi lievi». In sostanza, «sarebbe la prova che l’epidemia è finita perché verrebbe alimentata da una variante che immunizza senza fare male. Significherebbe che il virus starebbe evolvendo verso una minore virulenza. Quindi la comparsa di questo nuovo ceppo non è necessariamente un fatto negativo».

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«Il vaccino ai bambini? Serve cautela»

Oltre a parlare della variante Omicron, Crisanti ribadisce la sua posizione su un altro tema caldo del momento, quello della vaccinazione dei bambini. Il microbiologo non si dice pregiudizialmente contrario a questa misura, ma per adesso serve cautela: «L’autorizzazione da parte dell’agenzia europea Ema al vaccino pediatrico è basata su uno studio che ha coinvolto circa duemila bambini. Una casistica limitata. Dal mio punto di vista e di altri colleghi con questi numeri si dovrebbe parlare al massimo di studio preliminare». Pertanto, si possono dare tutte le autorizzazioni del caso, «ma sono i dati a contare. E da questa posizione non mi smuovo di un millimetro. È una questione di procedura e trasparenza».

Elena Sempione

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