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Roma, 19 dic – Le associazioni Lgbt quest’anno troveranno un bel regalo sotto l’albero. Mittente: l’esecutivo giallofucsia. Dentro al pacchetto: un milione di euro di fondi pubblici, contenuti in un comma del maxi emendamento alla legge di bilancio, “per il finanziamento ordinario delle università”, che “a decorrere dall’anno 2020” serviranno a “promuovere l’educazione alle differenze di genere quale metodo privilegiato per la realizzazione dei principi di eguaglianza e di piena cittadinanza nella realtà sociale contemporanea”.

Benvenuti gender studies

I soldi serviranno agli atenei per “inserire nella propria offerta formativa corsi di studi di genere o a potenziare i corsi di studi di genere già esistenti”. Lo riporta oggi La Verità. Insomma, anche da noi sono in via di consolidazione i famosi gender studies, che vanno già così di moda negli atenei di oltreoceano e che stanno contribuendo a formare la nuova classe di disoccupati (con laurea, ci mancherebbe) dei prossimi anni. I MacDonald’s di mezza America strabordano di cassieri laureati in “studi di genere”.

Il caso del Trentino

Aveva fatto discutere il caso del Trentino: un anno fa, la giunta di centrodestra aveva fermato 83 percorsi di educazione gender: si trattava di un pacchetto cospicuo, 858 ore di attività didattica da svolgersi in 24 scuole della regione. L’assessore alle pari opportunità, Stefania Segnana, aveva imposto l’alt al progetto per poter effettuare “ulteriori approfondimenti”. Uno dei punti sul quale verteva lo scetticismo della giunta trentina, infatti, riguardava un libro di Bianca Pitzorno, in cui veniva raccontata la storia di un extraterrestre “genderfluid”, che aveva sperimentato entrambi i sessi e che giunto sulla Terra si diceva stupito dei pregiudizi terrestri sul cambio di identità sessuale dei bambini. Una cosa da accapponare la pelle: e in quel momento le proteste contro la decisione della Regione di sospendere i corsi arrivarono proprio dal mondo accademico. I professori, infatti, dichiararono guerra all’assessore firmando un documento a difesa della “cultura del pluralismo” e delle “buone pratiche educative mirate a diffondere la cultura del rispetto e delle pari opportunità”.

Nuovi imperdibili corsi sui genitori trans

Ora i professori pro gender possono dormire sonni tranquilli. La Verità cita alcuni di questi corsi, prossimamente nelle università dello Stivale: Tra(n)sparenti – la transizione dal punto di vista dei figli, che è un seminario organizzato dall’Università di Verona sul tema dei genitori che si ritrovano a cambiare sesso, oppure i Gender lunch seminars dell’Università Vita salute San Raffaele di Milano.

Lo vuole la Ue!

Del resto, lo vuole l’Europa, che solo ieri ha condannato 80 amministrazioni comunali polacche, ree di essersi definite “libere dall’ideologia Lgbti”. Il diktat dei deputati è chiaro: “I fondi europei non devono essere utilizzati a fini discriminatori” e “le scuole dovrebbero essere autorizzate a promuovere la protezione delle persone Lgbti”.

Cristina Gauri

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