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Rimini, 13 set — Agli inquirenti che lo hanno arrestato ha riferito di non ricordarsi nulla del mattatoio da lui provocato sabato pomeriggio, un inferno di sangue e paura che ha squarciato la tranquillità del centro di Rimini: Somane Duula, il ventiseienne somalo che l’altro ieri ha accoltellato quattro donne e un bambino di cinque anni, non ha saputo spiegare cosa lo ha spinto a compiere quel gesto. Di una cosa però è sicuro: «Avevo assunto cocaina», avrebbe invece detto al suo legale. Altre spiegazioni non sono arrivate. Non aiuta i fatto che l’immigrato non capisca l’italiano e non parli alcuna lingua ad eccezione della sua e qualche stentata parola inglese.



Il somalo di Rimini aveva assunto cocaina

Di lui si sa che era arrivato nel 2015 in Europa e aveva già fatto domanda per lo status di rifugiato in Danimarca, Svezia, Germania e Olanda. Respinto da tutti e quattro i Paesi Ue, due mesi fa era approdato nel refugium peccatorum degli illegali: il nostro Paese.  Stando a quanto si apprende dalle agenzie di stampa si trovava nella cittadina romagnola dal 25 agosto, in attesa di ricollocamento, dopo aver chiesto per la quinta volta lo status di rifugiato politico.

Si esclude la pista terroristica

Fino a sabato 11 settembre, dove ha scatenato l’inferno sul filobus numero 11. Inquieta la presenza di quel numero ricorrente, l’11, nel ventesimo anniversario dell’attentato alle Torri gemelle. Inquieta il particolare, riportato dal Secolo, del set di sette coltelli che l’immigrato avrebbe portato con sé sul mezzo pubblico. Ma gli investigatori hanno escluso sin da subito la pista terroristica. Il somalo, che non ha precedenti penali, si trova attualmente detenuto nel carcere a Rimini. Forse già oggi sarà chiamato a rispondere ai magistrati nel corso dell’interrogatorio di garanzia, alla presenza di un interprete. Per lui le accuse sono tentato omicidio, lesioni e tentata rapina. 

I fatti

Come vi abbiamo già raccontato, Duula aveva dato il via al bagno di sangue accoltellando due donne-controllore che gli avevano chiesto il biglietto. Poi, fuggito dal mezzo, già inseguito dalla polizia tempestivamente allertata, aveva iniziato a minacciare chiunque si trovasse sul suo cammino. Poi aveva cercato di rubare, senza successo, lo smartphone a un automobilista in sosta. E’ all’altezza del lungomare Regina Elena che il somalo ferisce altre due donne: una ragazza di Pesaro e una pensionata di 77 anni. Infine sfoga la sua ferocia sulla carotide di un bambino di cinque anni, originario del Bangladesh, che stava passeggiando con i genitori e il fratello di 12 anni.

Il piccolo sembra essere fuori pericolo. Dopo aver subito due complicate operazioni alla carotide, è attualmente in terapia intensiva dove è vigile e risponde ai genitori. La prognosi è ancora riservata ma i dottori escludono che abbia riportato danni neurologici.

Il somalo era già stato segnalato

Il somalo aveva già destato preoccupazioni nei giorni antecedenti l’attacco. «Lo avevamo segnalato alla Prefettura, con due email di posta elettronica certificata, perché aveva manifestato atteggiamenti aggressivi — ha dichiarato al Corriere Rita Rolfo, responsabile di Croce Rossa Rimini — durante la sua permanenza in una struttura di Riccione, gestita da noi, dove era arrivato il 25 agosto. Ci era stato affidato per essere ricollocato altrove. Come da prassi, non sarebbe dovuto uscire; ma non possiamo recludere gli ospiti. Aveva seguito qualche corso d’italiano online ma era un po’ strano».
Stamattina, a Rimini è prevista una riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza, che vedrà la presenza del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese.

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. “Refugium peccatorum degli illegali” è forte! Ma vale anche per i drogati ?! Disperati a causa solo loro? Un particolare saluto e complimenti per la perseveranza.

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