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Roma, 10 mag – Da quando i risultati della cura al plasma sui malati di coronavirus – conseguiti dai medici che operano negli ospedali di Mantova e di Pavia – sono rimbalzati in tutto il mondo, uno dei medici coinvolti, Giuseppe De Donno, è diventato il pneumologo più famoso d’Italia. Il dottore di campagna, come lui ama definirsi, dopo la partecipazione a Porta a Porta del 5 maggio, però, ha deciso di uscire dal cono di luce della ribalta mediatica, almeno fino a quando non saranno pubblicati i risultati del rapporto sulla sperimentazione che avrebbe azzerato i decessi causati dal coronavirus. Il plico è stato spedito al New England Journal of Medicine che lo sta analizzando per un’eventuale pubblicazione: il verdetto è atteso lunedì.

Il “silenzio stampa”

Le ultime settimane sono state molto faticose per De Donno. Uno spossamento dovuto non solo alle lunghe giornate trascorse in corsia. Altrettanto impegnativo è stato il dispendio di energia necessario a spiegare, quasi a difendere, la ricerca sull’utilizzo del plasma ai malati, che dal 23 marzo ha dato risultati molto soddisfacenti. Una esposizione forse eccessiva che ad un certo punto deve aver fatto scattare una sorta di disciplinare: silenzio stampa, riposo fino all’11 maggio e cellulare in modalità silenzioso.
La pagina facebook di De Donno, aggiornata quotidianamente come un diario con relazioni, post, le fotografie dei medici, degli infermieri, dei malati e dei guariti è stata bruscamente chiusa. Un provvedimento volontario, sembra, che però ha generato anche qualche perplessità. Se il pneumologo aveva maturato la decisione di “staccare”, perché privare le tantissime persone che seguivano di continuare a curiosare in quelle pagine? Che bisogno c’era di mandare nell’oblio tutto quello che era stato caricato nelle settimane precedenti?
Poche ore dopo la chiusura, in rete, erano stati aperti almeno due profili di supporto. A far conoscere il medico non è stata solo la ribalta mediatica: è apprezzato e seguito da tempo, prima del famoso #nonsiamomammalucchi, coniato ad inizio pandemia e indirizzato a quelli che recalcitravano nel rispettare le disposizioni. Oltre ad essere un professionista nel campo medico è volontario in un’associazione che accompagna i malati terminali e con i pazienti ha un approccio empatico/emozionale. Sempre appassionatamente si è concesso ai giornali, alle radio per raccontare i risultati concreti raggiunti con la cura al plasma. Esiti che hanno interessato l’Onu, l’ambasciatore del Messico e 18 aziende che hanno fatto planare sulla sua scrivania altrettante proposte di lavoro, ma anche per sapere, come qualcuno ha detto, se la cura è poco sicura e costosa: “Il plasma è democratico, perché viene donato volontariamente dal popolo e altrettanto gratuitamente deve essere dato alla gente. Una sacca di plasma da 300 ml costa poco più di 80 euro, tutto compreso” aveva spiegato a La Verità.

De Donno ritorna sui social

Da ieri Giuseppe De Donno è nuovamente social e ha una nuova pagina. Poco prima di riaprire era circolato un video con alcune spiegazioni: “Amici, serve allentare la tensione, riportare un po’ di pace nei reparti. Non sono disponibile a risse televisive, a zuffe mediatiche con questo o quel collega, tutti lavoriamo con lo stesso obiettivo, la lotta al coronavirus”.
Pausa quindi fino a lunedì, in attesa del verdetto della prestigiosa rivista nordamericana. I medici non si sbilanciano ma sono ottimisti a partire dai ricercatori dell’Asst di Mantova con i colleghi del Policlinico di Pavia e il “principal investigator”, Cesare Perotti, direttore del servizio immunoematologia e medicina trasfusionale del San Matteo. La cura al plasma sarebbe molto efficace nello stadio 1 e 2, quando il paziente non è ancora intubato, perché il suo utilizzo è in grado di abbattere la carica virale a contrasto dei meccanismi che si scatenano dalla reazione infiammatoria che interessa le vie respiratorie e il sistema vascolare del polmone.
Antonietta Gianola