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Roma, 6 nov – Ah, la sinistra.  Agli italiani ridotti alla disperazione da chiusure e restrizioni previsti dal Dpcm risponde annoiata «Hanno fame? Che vadano sui monopattini elettrici, la salute viene prima del lavoro». Provate però a ricordare il sacrificio degli eroi della Grande Guerra – e magari osate pure metterci un «presente» per chiosare tale ricordo: li vedete sbavare e azzannare l’aria come pitbull tenuti alla catena, sollevarsi all’unisono e promettere interrogazioni parlamentari a tappeto.

La lettera della discordia

E’ quanto successo due giorni fa nelle Marche, dove Anpi e politicucci assortiti hanno scatenato la bufera per la lettera, rivolta a tutti gli alunni e studenti marchigiani, del direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale Marco Ugo Filisetti. Filisetti ha pubblicato sul sito istituzionale dell’Ente un messaggio volto a commemorare il 102° anniversario della resa dell’impero austro-ungarico nella Grande guerra: l’obbiettivo era fornire uno spunto di riflessione, rivolto ai più giovani, sul tema del sacrificio per la patria: «In questo giorno il nostro reverente pensiero va a tutti i figli d’Italia che dettero la loro vita per la Patria, una gioventù che andò al fronte e là vi rimase. Una gioventù lontana dai prudenti, dai pavidi, coloro che scendono in strada a cose fatte per dire ‘io c’ero’ – continua Filisetti – Giovani che vollero essere altro, non con le declamazioni, ma con le opere, con l’esempio consapevoli che “un uomo è vero uomo se è martire delle sue idee”. Non solo le confessa e le professa, ma le attesta, le prova e le realizza. Combatterono per dare un senso alla vita, alla vita di tutti, comunque essi la pensino. Per questo quello che siamo e saremo lo dobbiamo anche a Loro e per questo ricordando i loro nomi sentiamo rispondere, come nelle trincee della Grande Guerra all’appello serale del comandante: PRESENTE!»

L’Anpi impazzisce

Apriti cielo: dal momento della pubblicazione è stato tutto un fioccare di delazioni e denunce, a partire dall’Istituto storico di Macerata e dalle sezioni Anpi marchigiane che criticano l’iniziativa e protestano per una comunicazione definita «a dir poco discutibile». Addirittura Fratoianni promette l’interrogazione parlamentare per fare luce sul fatto.

Lessico pre-bellico

«Le dichiarazioni del dirigente scolastico lasciano basiti – piange Annalisa Cegna, direttrice dell’Istituto storico di Macerata – I toni e i termini usati rievocano quelli del militarismo fascista che dovrebbero entrare nelle scuole solo all’interno di libri di storia». Già, che brutte parole «sacrificio», «patria», «idee», «martirio», «trincee», «combattere». Ma la signora ha ragione: sono residuati bellico-lessicali che nell’era dei safe space, del premio dato a chi partecipa e non a chi vince e degli «andrà tutto bene», decisamente non trovano posto. 

Berizzi va in tilt

A sigillare l’accaduto con un bell’articolo ci si è messo anche il solito Berizzi: il messaggio di Filisetti era talmente infarcito di richiami al valore maschio e di «toni muscolari» (parole sue) che gli è andato in panne il fascistometro: «Parole considerate da più parti “forti”, inneggianti “al martirio per le proprie idee”, a una “gioventù lontana dai prudenti e dai pavidi” e poi i riferimenti alla “Patria”, alle trincee e alla “Grande Guerra” cui si risponde “Presente!”», tuona indignato. «Insomma parole ritenute quanto meno inopportune per essere rivolte a bambini e ragazzi» perché ai giovani virgulti va spiegato solo che esistono 74 generi sessuali e che gli uomini possono rimanere incinta «e da molti ricondotte anche all’apologia del fascismo. Filisetti ha infatti preso citato alcune parole del filosofo Giovanni Gentile, ministro dell’Istruzione durante i l Fascismo, contenute nel suo “Sommario della pedagogia” incentrando il pensiero su patriottismo, coraggio e sacrificio».

E finisce la sua reprimenda chiedendo all’Azzolina di prendere provvedimenti seri nel confronti di Filisetti. Ma sospettiamo che il ministro dell’Istruzione, in questo momento, abbia ben altri pensieri.

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. Una domanda innocente: “Ma Berizzi ci fa o ci è?” No perchè, se ci fa è proprio bravo, ma se ci è va ricoverato! L’anpi lo sappiamo, ci fa, ma non sono così bravi come Berizzi… Da solo accumula dei punteggi di merdosità da capogiro. Roba da far impallidire Boldrini e Carofiglio…

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