Roma, 25 lug — L’altare è un materassino in mezzo al mare, il parroco officia la messa in acqua e i fedeli sono pure loro in ammollo. Con le pinne, l’ostia e gli occhiali: è la «funzione alternativa» di don Mattia Bernasconi, vicario della pastorale per i giovani della parrocchia di San Luigi Gonzaga di Milano, che ha deciso di celebrare in località Alfieri, una delle spiagge più note del Crotonese per bellezza paesaggistica. Bernasconi bada alla sostanza, mica alla forma: e infatti eccolo, madido di sudore, panza e pelazzi bene in vista, operare la transustanziazione in mezzo alle onde. Un omaggio alla Calabria, sostengono lui e i ragazzi della parrocchia, che si trovavano a Crotone per partecipare a un campo della legalità di Libera.

La messa sul materassino 

L’idea del materassino convertito ad altare è arrivata l’ultimo giorno di permanenza: essendo domenica, Bernasconi si rammenta di dover celebrare messa. «Avevamo scelto la pineta di un campeggio — spiega don Mattia — ma era occupata. Faceva molto caldo e così ci siamo detti: perché non fare messa in acqua? Una famiglia ci ha sentito parlare ed ha messo a disposizione il loro materassino che abbiamo trasformato in altare». Durante la celebrazione, il sacerdote riferisce di «aver pensato a Gesù che sale sulla barca di Pietro per potergli parlare». Ma qui non c’erano barche, e nemmeno San Pietro. Soltanto un materassino, e il rischio che un’onda lo ribaltasse facendo finire in mare l’ostia consacrata.

Interviene la Curia di Crotone

L’episodio ha fatto comprensibilmente discutere, sollevando un’ondata di polemiche tra i fedeli di ogni parte d’Italia. Tanto che la Curia di Crotone alla fine è intervenuta con una bacchettata — molto blanda, a dire il vero — nei confronti di Bernasconi e della messa sul materassino. «E’ necessario ricordare che la celebrazione eucaristica e, in generale, la celebrazione dei sacramenti possiede un suo linguaggio particolare, fatto di gesti e simboli che, da parte dei cristiani e particolarmente dei ministri ordinati, è giusto rispettare e valorizzare, senza rinunciarvi con troppa superficialità. Soprattutto è necessario mantenere quel minimo di decoro e di attenzione ai simboli richiesti dalla natura stesse delle celebrazioni liturgiche». Ma che ne vogliono sapere quei tromboni della Curia? Il don e i suoi ragazzi erano in visibilio: conta l’esperienza, non il sacro. «E’ stato bellissimo anche se ci siamo scottati». Indizio che forse, lassù, Qualcuno non ha gradito così tanto.

Cristina Gauri

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4 Commenti

  1. Da più di 50 anni non sono cattolico , ma per le mie conoscenze di
    dottrina il VERO Papa potrebbe nominarmi prefetto del Sant’ Uffizio ,
    carica che fu sua per decenni .

    Io non ravviso nulla di strano , in fondo non ci sono madonne barbute e
    con SORPRESA …. non vi è blasfemia .

    L’ Ecclesia è la riunione dei fedeli DOVE si riuniscano NON è importante ….

    Piuttosto dei preti che ho conosciuto ….. pedofili e comunisti ……..
    meglio sto simpaticone .

    Cara Cristina , non so quanti cattolici sappiano cosa dici parlando di
    transustanziazione …….

    Io in fondo , spero d’esser degno d’ entrare nel Walhalla …… il più tardi possibile , ovviamente !

    Ad Maiora .

  2. Anche come barzelletta picchia in testa! Certo che se dal pulpito si parla di “minimo decoro” (!), tragicomici risultati alla lunga non possono mancare.

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