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Duro colpo per la mafia nigeriana: a Torino blitz con 16 arresti. Oltre 100 agenti impiegati

by Cristina Gauri
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mafia nigeriana

Roma, 29 mar — Un maxiblitz contro la mafia nigeriana a Torino ha portato all’arresto di 16 esponenti del gruppo criminale Eiye. L’imponente operazione, che ha visto l’impiego di più di 100 agenti, ha interessato, oltre al capoluogo piemontese anche le provincie di Cuneo, Varese, Bergamo e LivornoStando alle accuse i raggiunti da provvedimento rappresentano l’apice sul territorio nazionale dell’organizzazione mafiosa, responsabile del controllo delle nuove affiliazioni e del traffico di stupefacenti in varie piazze dei centri cittadini.

Mafia nigeriana, 16 arresti a Torino

Le indagini, aperte nel 2019 hanno portato a dimostrare l’esistenza del «cult» Eiye sul territorio sabaudo, anche grazie alle testimonianze di membri della comunità nigeriana, e a identificare i vertici dell’organizzazione in Italia, in contatto ininterrotto con la Nigeria. Le investigazioni hanno portato alla ricostruzione dell’organigramma criminale, costituito da una gerarchia piramidale al cui vertice figurava il «World Ibaka», capo supremo esecutivo alla guida di sezioni provinciali chiamate «Zone» guidate da un «Zona Head».

Una struttura, tipica della mafia nigeriana, basata su rigidissime regole di condotta, riti di affiliazione brutali e dalla forte componente primitivo-tribale, utilizzo di un linguaggio in codice tra affiliati per rendere meno accessibile il contenuto dei dialoghi e rafforzare il sentimento di unità suddivisione in mansioni e cariche, minacce e l’uso della violenza fisica quando le norme di comportamento vengono violate. Sulla piazza torinese gli Eiye controllavano e gestivano lo spaccio in corso Vigevano e piazza Baldissera, e nella zona della stazione Dora.

Le accuse

Il Tribunale di Torino ha contestato a 16 membri del clan i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, rapina, estorsione, lesioni, spaccio di stupefacenti. «È connotata, anzitutto, da una precisa struttura gerarchica con ruoli e cariche ufficiali, a cui corrispondono compiti ben precisi — spiega la questura di Torino al Corriere — Le affiliazioni, secondo quanto ricostruito dalle indagini svolte, risultano caratterizzate da atti violenti e rigidi rituali, che si traducono in un serio e concreto pericolo per la stessa vita degli aspiranti affiliati, che vengono sottoposti ad azioni brutali, all’esito delle quali manifestano l’accettazione del codice comportamentale dell’associazione e la loro fedeltà indiscussa. Altrettanto spietate, secondo l’ipotesi di accusa risulterebbero le conseguenze previste in caso di violazione delle regole dell’organizzazione, che si traducono in sanzioni corporali talmente efferate da sfociare talora in tentativi di omicidio».

Cristina Gauri

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