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Milano, 20 nov – Alzi la mano chi non è mai rimasto deluso dall’aspetto di una persona conosciuta online, perché una volta incontrata nella vita reale non corrispondeva esattamente – per usare un eufemismo – alle fotografie postate sui social. Tra filtri e angoli che strizzano un po’ troppo l’occhio all’estetica alla fine uno ci rimane male, ma da qui a mettere le mani al collo dell’impostore e ammazzarlo ce ne passa.



Il ritrovamento

Invece è quanto sembra essere successo alla 45enne milanese il cui corpo senza vita è stato ritrovato 15 giorni fa nel piccolo bilocale dove abitava, situato al secondo piano di un palazzo di via Lorenteggio. Fino a ieri l’ipotesi più accreditata era il suicidio, l’ultimo gesto disperato di una donna che in seguito a forti perdite finanziarie aveva intrapreso la via della prostituzione. 

Le indagini

L’esame autoptico effettuato sul suo cadavere ha però escluso la pista suicida. Le indagini condotte dagli agenti del commissariato Porta Genova hanno portato al ritrovamento dei cellulari della vittima e 3.200 euro in contanti. L’acquisizione delle immagini delle telecamere della zona hanno rivelato che, in un orario compatibile con data e ora dell’omicidio — le 17 del 28 aprile — un giovane si era avvicinato al palazzo con un cellulare in mano.

Era un immigrato arrivato coi barconi

Si tratta del 25enne Ibrahim Mostafa Mohamed Saleh, egiziano irregolare sbarcato a Pozzallo (Ag) nel 2018 e già colpito da un provvedimento d’espulsione. Gli investigatori hanno rinvenuto il Dna di Saleh sono l’unghia dell’indice della vittima:  secondo le ricostruzioni del Gip la donna potrebbe essere stata uccisa durante una colluttazione con l’uomo, che le aveva stretto la mano intorno al collo provocando la rottura dei cornetti tiroidei. Gli inquirenti riconducono il movente alla delusione dell’immigrato dopo aver scoperto che la donna era molto diversa rispetto alle immagini con cui pubblicizzava i suoi annunci. Nessun rapporto sessuale è stato consumato.

Cristina Gauri



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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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