Catania, 5 mar – Non siamo ancora all’anno 2000 quando si verificarono 60 eventi parossistici in pochi mesi, ma abbiamo raggiunto la doppia cifra. L’Etna fa parlare di sé dallo scorso 16 febbraio e conta già dieci eventi definiti parossismi ovvero emissione di gas, cenere, lapilli, con fontane di lava molto alte e che, pur essendo considerati fenomeni eruttivi, hanno, per caratteristica, la breve durata. Da poche decine di minuti a qualche ora per poi esaurirsi improvvisamente.



Etna, il geologo Petrina: “Ecco da cosa dipende l’attività parossistica”

“L’attività parossistica è principalmente innescata dal gas contenuto nel fuso magmatico, ovvero vapore acqueo e CO2 – ci spiega il geologo Ugo Petrina, profondo conoscitore del vulcano più grande d’Europa – Specialmente l’anidride carbonica, nel caso di una rapida risalita del fuso magmatico attraverso il condotto vulcanico, non ha il tempo di essere rilasciata e quindi una volta incontrata la superficie la sua liberazione avviene in maniera piuttosto violenta con conseguenti esplosioni”.

Un magma che sicuramente non proviene dalle profondità più estreme e che quindi può definirsi “giovane”, questa la causa dei parossismi che, in ogni caso, rappresentano una normale fase dell’attività eruttiva? “Certamente e viene individuato da un primo momento in cui si registra un generale aumento del tremore vulcanico, l’inizio dell’attività di tipo stromboliana, con emissioni di cenere, lapilli e lava. A questo segue un’acme, con aumento dell’intensità dell’attività stromboliana e formazione di importanti fontane di lava e coni di cenere”.

A tal proposito è di poche ore fa l’ultimo comunicato dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) Osservatorio Etneo: “Dalle ore 8,20 si registra un lieve ma costante aumento del tremore, la cui ampiezza è su valori medi. Le localizzazioni risultano in prossimità del Cratere di Sud-Est. Gli eventi infrasonici sono pochi e di debole energia, localizzati in corrispondenza del cratere Bocca Nuova. A causa della copertura nuvolosa non è possibile eseguire osservazioni visive e termiche o da personale presente sul terreno”.

Etna, parla il geologo Petrina

Uno spettacolo della natura che incanta, sebbene non siano pochi i disagi e a volte anche i danni. La storia dell’Etna, “A muntagna” o “u Mungibbeddu”, come amano chiamarlo gli abitanti delle sue pendici, è molto lunga, parte da più di 500 mila anni fa, con eruzioni, di cui abbiamo testimonianze, durate anche 10 anni (1614). M di certo una cosa è molto importante e che sottolinea anche il geologo Petrina: “Il diradarsi nel tempo dei fenomeni parossistici ci indicherà che la fase sta per esaurirsi. In ogni caso il susseguirsi dell’attività eruttiva, di qualsiasi genere, pur creando malumori tra la popolazione colpita dalla cenere, disagi e pericolo legati principalmente alla circolazione stradale e a intasamenti di condutture idriche, pubbliche e private, mantengono l’Etna un vulcano attivo: più che di questi parossismi dovremmo preoccuparci di uno stato prolungato di quiescenza“.

Etna, la foto che ha colpito la Nasa

Resta poi un autentico scenario dall’incomparabile fascino che ha colpito anche la Nasa. Qualche giorno fa, infatti, è stata scelta una foto, scattata dal palermitano Giuseppe Vella, come Apod (Astronomy picture of the day) con la spiegazione di un astronomo professionista, nella quale, tra l’altro si legge: “Un pennacchio di lava spara verso l’alto, mentre il magma caldo scorre lungo l’esterno del vulcano, probabili tracce satellitari appaiono sopra e antiche stelle punteggiano il cielo in lontananza”. L’aver immortalato l’attimo lascia senza fiato.

Emanuela Volcan

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta