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Roma, 8 set — Più ci si vaccina e meno dati sugli eventi avversi pervengono all’Aifa, l’organo preposto alla farmacovigilanza. Da un articolo apparso ieri su La Verità emerge infatti che al culmine della campagna vaccinale è crollato il flusso di segnalazioni degli eventi avversi.



Eventi avversi e reazioni avverse

Si tratta di un prezioso patrimonio di informazioni che dovrebbe consentire allo Stato di prendere decisioni sulla pelle dei cittadini — vedere alle voci «green pass esteso» e «obbligo vaccinale» — «nell’interesse del singolo e della collettività», e permettere all’Agenzia europea del farmaco (Ema) di concedere un’eventuale autorizzazione standard entro il 2023. La procedura si basa sulla segnalazione dell’evento avverso (qualsiasi episodio sfavorevole emerso dopo il vaccino) che diventa «reazione avversa» se e solo se viene stabilita una relazione causale con l’iniezione.

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Un numero elevato di segnalazioni non è indice di dannosità del vaccino in sé: bisogna prima accertare la relazione causale con esso. Lo sostiene la stessa Aifa: «Un elevato tasso di segnalazione è indicativo di una elevata sensibilità alla segnalazione e all’importanza che questo atto riveste per lo studio della sicurezza del farmaco». Come viene stabilita la relazione causale? I dati segnalati da medici e farmacisti (nel 60% dei casi) vengono passati a un algoritmo che incrocia sei parametri e successivamente ad alcuni comitati di esperti. A questo punto vengono forniti tre esiti: correlabile, non correlabile o indeterminata/non classificabile. È chiaro, però, che se a monte non partono le segnalazioni, l’intero processo si arena.

Crollo delle segnalazioni al culmine della campagna vaccinale

Ebbene, lavorando sui dati Aifa, i giornalisti de La Verità hanno riscontrato «un crollo verticale del tasso di segnalazione (eventi avversi ogni 100mila dosi)» che va a coincidere con «i mesi più intensi della campagna vaccinale». Stesso andamento per gli eventi gravi (quelli che comportano ospedalizzazione o decesso del paziente). E se si potrebbe comprendere — fino a un certo punto — una relativa fiacchezza nel segnalare eventi lievi, risulta incomprensibile come si sia potuti passare da 50 segnalazioni di eventi gravi a 12 proprio nel periodo in cui si stavano somministrando 16 milioni di dosi. Fatto di cui si è lamentata la stessa Aifa.

Che sta succedendo, quindi? Forse chi doveva sensibilizzare gli italiani sull’importanza di segnalare qualsiasi evento avverso, ha preferito terrorizzarli e stigmatizzare ogni atteggiamento di dubbio nei confronti del vaccino? I medici e i farmacisti stanno svolgendo scrupolosamente quanto è stato richiesto trasmettendo puntualmente i dati oppure si ha timore dell’eventuale portata dei dati negativi?

Cristina Gauri

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