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Roma, 8 giu – Ex Ilva, arrestato l’avvocato Piero Amara nell’ambito di un filone d’inchiesta che riguarda anche il polo siderurgico di Taranto. Nell’operazione della Guardia di finanza e della polizia, coordinata dalla procura di Potenza, sono cinque le misure cautelari tra cui appunto quella disposta per il legale Amara, finito in carcere. I fatti contestati – ossia presunti favori legati all’ex Ilva – risalirebbero al periodo nel quale Carlo Maria Capristo era procuratore a Taranto e Amara era consulente legale dell’ex Ilva quando l’azienda era in amministrazione straordinaria. In tale veste, avrebbe avuto rapporti con Capristo.



Ex Ilva, in carcere l’avvocato Amara e altri indagati

Custodia in carcere anche per Filippo Paradiso, dipendente del ministero dell’Interno e nei ruoli della polizia. Arresti domiciliari per l’avvocato Giacomo Ragno e per Nicola Nicoletti, già consulente esterno della struttura commissariale dell’Ilva. Obbligo di dimora a Bari per l’ex procuratore di Trani e Taranto, Capristo. Sequestrata la somma di 278mila euro nei confronti dell’avvocato Ragno, pari all’importo delle parcelle professionali pagate da Ilva in amministrazione straordinaria in suo favore. Altre cinque persone sono indagate, senza però misure cautelari a loro carico.

Amara “soggetto attivo della corruzione in atti giudiziari”

L’indagine nasce dal fascicolo, di cui la procura di Potenza è competente per il coinvolgimento di magistrati, che portò all’arresto di Capristo il 19 maggio dello scorso anno. Quando l’ex procuratore capo finì ai domiciliari con l’accusa di presunte pressioni a due magistrati insieme a tre imprenditori e a un agente di polizia. Per questa vicenda è iniziato il processo al tribunale di Potenza. Nello specifico, Amara, si legge negli atti, è stato “soggetto attivo della corruzione in atti giudiziari sia a Trani che a Taranto”. Capristo, che nelle due città è stato procuratore, ha “venduto stabilmente ad Amara la sua funzione giudiziaria”. Mentre Paradiso, il poliziotto arrestato, svolgeva la sua funzione di “intermediario presso il Capristo per conto e nell’interesse di Amara”.

Le pressioni di Amara sul Csm per favorire Capristo

Amara si sarebbe reso responsabile anche di una “incessante attività di raccomandazione, persuasione, sollecitazione” condotta dall’avvocato “sui membri del Csm per favorire la nomina di Carlo Maria Capristo a capo della procura di Taranto“. In cambio Capristo avrebbe commesso una serie di irregolarità per “accreditare presso l’Eni Amara quale legale intraneo agli ambienti giudiziari tranesi in grado d’interloquire direttamente con i vertici della procura”.

Il falso complotto Eni e la presunta loggia Ungheria

L’avvocato Amara, come è noto, è anche al centro dell’inchiesta della procura di Milano sul cosiddetto “falso complotto Eni”. Ai magistrati lombardi l’avvocato siciliano rilasciò dichiarazioni sulla presunta loggia Ungheria, un’associazione segreta in cui erano coinvolti magistrati e politici. Rivelazioni o presunte tali che hanno scatenato un terremoto anche a livello di Csm.

Adolfo Spezzaferro

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