Roma, 20 mag – Si è concluso il contenzioso fra Netflix e il Fisco italiano. Il colosso californiano famoso in tutto il mondo per il suo servizio di streaming di film e serie tv verserà alle Agenzie delle Entrate circa 55 milioni e 850 mila euro in un’unica soluzione.

«Una stabile organizzazione occulta»

Alla base del contenzioso vi era un’inchiesta della Procura di Milano e del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza milanese, che ha accertato un’omessa dichiarazione dei redditi da parte del colosso, cioè per non aver versato le tasse in Italia per il periodo di tempo dall’ottobre 2015 fino al 2019.

Stando al comunicato del procuratore di Milano, Marcello Viola, le indagini rappresentano «il primo caso, in ambito mondiale, in cui viene ipotizzata l’esistenza di una stabile organizzazione occulta di una società estera operante nella Digital Economy, completamente priva di personale e caratterizzata esclusivamente da una struttura tecnologica avanzata».

Se da una parte l’azienda statunitense «non era identificata fiscalmente in Italia», motivo per cui non versava contributi al nostro Paese, dall’altra poteva contare su di «una complessa ed evoluta infrastruttura tecnologica» con la quale operare sul territorio italiano, che costituiva una «stabile organizzazione materiale» tale da rendere Netflix idoneo a «produrre reddito d’impresa sul territorio italiano».

Netflix pagherà le tasse in Italia

Dal 1 gennaio del 2022 ha aperto una sede operativa in Italia. Da questa data il canone mensile pagato dagli iscritti italiani non viene più versato alla società olandese Netflix International BV, ma alla società italiana. Come si legge sempre nella nota diffusa da Viola, «ciò determinerà la tassazione in Italia dei redditi prodotti dalla vendita degli abbonamenti agli utenti residenti sul territorio nazionale».

L’azienda, tramite un suo portavoce ha espresso soddisfazione per l’esito del contenzionso, commentando in questo modo: «Siamo soddisfatti di aver posto fine a questa vicenda, che ha riguardato gli anni fiscali 2015-2019. Abbiamo mantenuto un dialogo ed una collaborazione costanti con le autorità italiane e continuiamo a credere di aver agito nel pieno rispetto delle norme italiane e internazionali applicabili al caso di specie».

Michele Iozzino

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