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Cesena, 17 mar – Facebook le “prende” (giuridicamente parlando) da un privato cittadino, un avvocato di Bologna  che da un giorno all’altro si è visto cancellare il suo profilo sul social con la conseguente perdita di contatti, dati e che ha causato la chiusura di pagine molto seguite.



Bologna, l’avvocato “rimosso” da Facebook

Vincenzo de Gaetano, avvocato di Bologna nonché appassionato di collezionismo e di militaria nel gennaio del 2020, secondo CesenaToday si è visto cancellare il suo account su Facebook senza motivo. E questa ricostruzione, ovvero quella dell’assoluta insensatezza della scelta da parte del gigante di Menlo Park, è quella sostenuta anche dal Tribunale civile di Bologna, che ha dato ragione all’avvocato condannando Facebook a pagare 14mila euro di risarcimento per il danno subito dall’utente nonché altre 12mila euro come punizione per una sorta di “lite temeraria”, ovvero un’azione legale scaturita da malafede e colpa grave.

Le sue passioni: collezionismo e storia militare

Lo stesso avvocato ricostruisce la sua disavventura: “Erano i primi giorni di gennaio 2020 quando una mattina ho aperto Facebook e non mi sono più trovato. Ero sparito dai profili.  Un po’ stranito ho mandato un’email per chiedere spiegazioni e mi hanno risposto che il mio account era stato definitivamente cancellato. Senza dire nient’altro. E io, in risposta, gli ho scritto che ci saremmo visti in tribunale. E così è stato”. L’uomo, come molti di noi, era iscritto a Facebook da più di dieci anni, e aveva diverse pagine molto seguite. Una si chiamava “Collezionismo, militaria e legge” e l’altra “Libri e riviste storia militare”.  Facebook ha insistito perché la causa si svolgesse in Irlanda,  ma il giudice ha fatto valere la legislazione a difesa del consumatore che è in Italia.

La sentenza del Tribunale di Bologna

“La rimozione di contenuti e la sospensione o cancellazione di account è prevista soltanto per le giuste cause indicate nel regolamento contrattuale, con obbligazione per il gestore di informare l’utente delle ragioni della rimozione”, osserva il giudice. Inoltre, a causa, della distruzione di tutti i dati contrattuali, si evidenzia “un’evidente condotta contrattuale profondamente scorretta”, che impedisce di ricostruire il rapporto. Sebbene una sentenza simile sia stata emessa a Roma in favore di CasaPound e sempre contro il colosso dei social network, in questo caso è stato un privato cittadino, molto seguito ma non definibile un personaggio pubblico, a far valere le sue ragioni contro il social di Zuckerberg.  E’ addirittura impossibile presumere che l‘avvocato avesse simpatie politiche “estremiste” che gli siano valse la violazione degli standard, perché tutti i suoi dati sono stati cancellati. Per i giudici “Facebook non è solo una occasione ludica, di intrattenimento, ma anche un luogo, seppure virtuale, di proiezione della propria identità“.

Ilaria Paoletti



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