Torino, 11 dic – Il Dpcm è uguale per tutti, ma per le attività intraprese da Oscar Farinetti vale – evidentemente – un po’ di meno.



Il nuovo regno di Mister Eataly

Succede così che a Torino il patron di Eataly ha inaugurato la sua ultima fatica imprenditoriale: parliamo di Green Pea, il supermercato ecosostenibile ad uso e consumo dell’algida aristocrazia radical chic sabauda. Tutto all’insegna del riciclo e delle energie alternative (Repubblica parla entusiasticamente «quadrotti» posti all’ingresso, che quando li calpesti «sprofondano e producono energia elettrica»). La fiera della boccuccia a c*lo di gallina estesa su cinque livelli: due ristoranti, lo stellato Casa Vicina e il pop «100 Vini e Affini», un cocktail bar all’ultimo piano «con piscina a sbalzo vista Alpi e spa». 

Al buffet di Farinetti non ce n’è Coviddi: il Dpcm per lui non vale

Fin qui, nulla di strano: si tratta dell’ennesima operazione Farinettiana per attirare come mosche i cavialari progressisti del capoluogo piemontese e dintorni. La polemica è montata feroce, invece, perché durante l’inaugurazione è stato servito un ricco buffet – anche alla presenza di un entusiasta sindaco AppendinoEntusiasta quanto non proprio coerente, se vogliamo usare un eufemismo: il giorno prima invita i torinesi a comprare nei piccoli negozi e quello dopo inaugura l’ennesimo superstore miliardario. Esulta per i 200 posti di lavoro creati ma tace sulle migliaia di esercizi costretti a chiudere per le restrizioni da Dpcm.

Ma Appendino a parte: quindi per Farinetti quel punto del Dpcm che ha spezzato i femori alla ristorazione italiana (in zona arancione quale è il Piemonte «è proibita la somministrazione di cibi e bevande all’interno di bar, ristoranti e locali vari») non vale? Chissà come è stato possibile per lui aggirare la norma in modo legale, dal momento che all’inaugurazione erano presenti fior di rappresentanti delle istituzioni – e si suppone, quindi, che qualcuno gli abbia dato i permessi.

Come ha potuto aggirare le regole?

Molte le domande che i torinesi si pongono sui social in queste ore. Ad esempio, per quale motivo ristoranti e bar sono costretti a raccattare le briciole da terra basando il proprio sostentamento sull’asporto – pena multe salatissime e chiusura del locale – mentre a Green Pea si inaugura l’attività con brindisi e assaggini di eccellenze italiche. Perché le istituzioni che ci urlano alla nausea il mantra del «rispettare le regole» sono le prime ad aggirarle quando si tratta di bersi lo champagnino con il gotha dell’imprenditoria ecosostenibile?

Cristina Gauri

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