Roma, 26 ago – L’immigrazione clandestina non è solo un business per coop, associazioni e tutte le categorie professionali connesse. La filiera economica ha origine nei Paesi di origine degli immigrati con strutture equiparabili a vere e proprie agenzie di viaggio. Una volta giunti nei Paesi nordafricani, gli immigrati pagano profumatamente i trafficanti di esseri umani (organizzati come tour operator anche sui social network), i quali organizzano il viaggio in mare fino alle coste italiane. Spesso, soprattutto quando davanti alle coste libiche non sono presenti navi delle Ong, gli scafisti si mettono alla guida dei barconi e sbarcano con gli immigrati in Italia. Alcune volte, invece, la tratta è organizzata da organizzazioni presenti in Italia. Inoltre, ci sono le organizzazioni che forniscono documenti falsi ai clandestini sbarcati in Italia. In questo articolo, esporremo le condanne definitive per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina degli ultimi anni.

Pure sospetti jihadisti tra i “clienti” dell’organizzazione italo-tunisina

Nel giugno del 2017, al termine delle indagini condotte dalle Direzione distrettuale antimafia di Palermo, furono arrestate quindici persone di nazionalità tunisina e italiana, appartenenti a un’associazione per delinquere transnazionale dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e al contrabbando di tabacchi lavorati esteri che dalla Tunisia portava a Marsala. L’inchiesta era partita dopo la testimonianza di un uomo già detenuto in carcere a Genova: “Vi sto raccontando quello che so perché voglio evitare che vi troviate un esercito di kamikaze in Italia”. La banda, capeggiata da pregiudicati tunisini e con elementi italiani in posizione subordinata, trasportava in Italia i clandestini previo il pagamento di un considerevole “biglietto” (2/3 mila euro). Dalle indagini, emerse che tra i “clienti” dell’organizzazione figuravano anche soggetti ricercati dalle autorità di polizia tunisine per la commissione di gravi reati o per avere possibili connessioni con formazioni di natura jihadista.

Nel gennaio del 2021, i tunisini Akrem Toumi e Sarra Khaterchi sono stati condannati in via definitiva, rispettivamente, a sei anni e otto mesi e a sei anni e sei mesi di reclusione, per i reati di associazione a delinquere aggravata finalizzata all’immigrazione clandestina e di associazione per delinquere aggravata finalizzata alla commissione di reati contrabbando. Nel luglio del 2018, divenne definitiva la condanna emessa nei confronti del tunisino Ahmed Nabil Ben e di Felice Montalbano, rispettivamente a tre anni e quattro mesi e a tre anni e sei mesi, per i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per la partecipazione a tale associazione con finalità di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Nell’aprile del 2022, sono stati condannati con sentenza definitiva altri 5 membri della stessa organizzazione per associazione a delinquere con finalità di favoreggiamento dell’immigrazione: il tunisino Cheikh Jabranne Ben, riconosciuto promotore e organizzatore, è stato condannato a sei anni e otto mesi di reclusione, il tunisino Massoud Tarek Ben a cinque anni e dieci mesi, Angelo e Salvatore Allegra a sei anni e otto mesi, Simonetta Sodi a due anni e sei mesi. Nella sentenza della Cassazione, viene evidenziato: “Secondo quanto ritenuto sin dal primo grado, l’associazione per delinquere, si articolava in una componente marsalese, cui appartenevano i fratelli Allegra (e Chibeb Hannrouni, coimputato, non ricorrente in questa sede), e in una componente fiorentina, cui appartenevano Ben Cheikh, Sodi e Ben Massoud. Il programma criminoso era diretto a favorire l’ingresso clandestino in Italia di stranieri extracomunitari provenienti dalla Tunisia. Nel 2019, è stato arrestato in Germania, dove era fuggito, il tunisino Aymen Fathali che si vantava di essere “il più grande scafista di tutto il governatorato di Tunisi”. In carcere è finito anche il tunisino Mongi Ltaief che nel 2019 fece ricorso contro l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. La Cassazione, nel 2019, dichiarò inammissibile il ricorso. Gli altri indagati dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo fecero perdere le loro tracce.

Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: i procacciatori di false assunzioni

Nell’aprile del 2022, il libico Mustafa Mahmud Ghidamsi è stato condannato in via definitiva per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Si legge nella sentenza di Cassazione: “L’imputato (Ghidamsi, ndr), in accordo con i correi Roberto Lo Presti (deceduto, ndr) e Davide Roscini, e dietro remunerazione, aveva creato un’impresa fittizia, a sé intestata, a nome della quale erano state presentate plurime fittizie richieste di assunzione di lavoratori stranieri, sulla cui base era stato fraudolentemente richiesto ai competenti Uffici, e da essi ottenuto, il rilascio di altrettanti nulla osta finalizzati alla loro immigrazione. Ulteriori imprese individuali fittizie erano state costituite, su impulso dell’imputato, a nome di correi ulteriori, in funzione del medesimo scopo illecito”. Il nome di Roberto Lo Presti figura anche in un’altra sentenza di Cassazione dell’aprile del 2021. Il bengalese Shamsul Alam Sarker e Luca Pasquini sono stati condannati con sentenza irrevocabile per il “compimento di atti diretti a favorire l’ingresso sul territorio nazionale di cittadini extracomunitari non in possesso del permesso di soggiorno”. Il ruolo del Sarker (cittadino bengalese) “era quello di procacciare connazionali, procurando loro occasioni lavorative fittizie che venivano riportate nelle richieste di nullaosta basate su documentazione. falsa o contraffatta, fra cui la dichiarazione di assunzione da parte di ignari datori di lavoro che spesso ‘delegavano’ l’avvocatessa I. P.”. Nel 2009, è stata sgominata un’altra banda di procacciatori di false assunzioni che aveva creato una rete per favorire l’ingresso illegale in Italia di cittadini extracomunitari tramite visti di ingresso per motivi di lavoro. Sono poi stati condannati Fabrizio Bellucci per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (nel febbraio del 2022, la Cassazione ha rinviato alla Corte di appello di Perugia la sentenza per la sola determinazione del trattamento sanzionatorio, dichiarando inammissibile il resto del ricorso presentato da Bellucci), e i bengalesi Akther Madbar e Md Haider Matubbar per il reato di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (nel novembre del 2017, la Cassazione ha rigettato i ricorsi dei due imputati).

La banda dei permessi di soggiorno

Era stata battezzata “banda dei permessi di soggiorno” l’organizzazione sgominata nel 2019 in seguito all’inchiesta del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Napoli e dagli agenti della Squadra mobile di Napoli: “Una semplice informazione sullo stato della procedura valeva 50 euro, per la facilitazione per il rilascio di un permesso di soggiorno si arrivava anche a 3.000 euro”. Tra gli indagati, figuravano Vincenzo Spinosa, ex ispettore di polizia che, secondo le accuse, “sovrintendeva e coordinava l’intera filiera dei servizi offerti alla clientela”, Flavio Scagliola, poliziotto in servizio alla Questura di Napoli, Bessem Baazaqui, Mohamed Ben Zoutine, Alessandro Cerrone, Salim Fourati, Mounier Grine, Luigi Guerriero, Faycal Kheirallah, l’avvocato Gennaro Ioimo, Sergio Repola, Qing Weng e Carlo Tagliafierro. “Passiamo un guaio tutti quanti, è pericoloso (…) Sono tutti quanti attenzionati (…) Sono terroristi (…) Levati di mezzo (…) Vedi come parli a telefono con questi”, diceva l’ex ispettore di polizia Vincenzo Spinosa parlando con l’algerino Salim Fourati.  La conversazione, intercettata nel maggio del 2018, veniva definita “davvero inquietante” dal giudice Marco Carbone. L’algerino, sottolineava il gip, veniva “avvisato che uno degli stranieri che aveva chiesto il permesso di soggiorno era sospettato di terrorismo. Con il rischio di divulgazione all’interessato della notizia”. L’inchiesta era partita nel giugno del 2016 a seguito di una segnalazione di operazione sospetta riguardante un soggetto di nazionalità algerina residente a Napoli, il quale risultava aver effettuato, per il tramite di alcune agenzie di money transfer del capoluogo campano, diverse movimentazioni di denaro da e verso Paesi dell’Unione Europea, tra cui Francia e Belgio, per importi al di sotto dei mille euro, ritenute potenzialmente riconducibili a contesti di terrorismo di matrice islamica. Tra i soggetti interessati da tali rimesse di denaro figurava un suo connazionale residente in Belgio il quale, sulla base dei primi riscontri info-investigativi, avrebbe avuto stretti legami con il militante jihadista Abdelhanid Abaaoud, uno degli organizzatori delle azioni terroristiche perpetrate a Parigi nel novembre 2015 e ucciso in un’operazione della polizia francese cinque giorni dopo.

Le prime condanne irrevocabili sono arrivate nel marzo del 2022. Flavio Scagliola, Alessandro Cerrone e Faycal Kheirallah sono stati condannati, rispettivamente, a due anni e otto mesi di reclusione, a due anni di reclusione, e tre anni e tre mesi, per i reati di partecipazione ad associazione per delinquere finalizzata alla corruzione ed al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di corruzione per l’esercizio della funzione. Kheirallah è stato condannato anche per favoreggiamento dell’illegale permanenza di clandestini nel territorio italiano. Nella sentenza della Cassazione, si legge: “In estrema sintesi, secondo la conforme ricostruzione delle sentenze di merito, presso l’ufficio immigrazione della Questura di Napoli, operavano alcuni poliziotti, tra cui Scagliola, che, sistematicamente, dietro compenso, garantivano la favorevole e celere definizione delle pratiche segnalate loro da tale Vincenzo Spinosa, ex-ispettore di polizia, che, a sua volta, e sempre previa remunerazione, si prestava a svolgere tale attività in favore di privati operanti nel settore, tra i quali Cerrone e Kheirallah”. Nel 2020, erano stati condannati con rito abbreviato anche l’algerino Salim Fourati a tre anni e quattro mesi di reclusione, l’algerino Mounier Grine e il cinese Qing Weng, entrambi a due anni di reclusione.

I passeur con sede in Italia

Nel marzo del 2022, sono diventate irrevocabili le sentenze emesse nei confronti di due passeur, il pakistano Mohammad Ajaz e Antonio Pellegrino. Il primo è stato condannato a tre anni di reclusione per aver favorito l’ingresso illegale in Italia di ventidue clandestini, reclutati a Budapest e trasportati in territorio italiano con un furgone. L’italiano è stato condannato a dieci mesi di reclusione per aver compiuto attività diretta a favorire l’ingresso illegale dall’Italia alla Francia di quattro clandestini. Nel febbraio del 2022, Klaudia Sandra Drewicz è stata condannata in via definitiva a tre anni di reclusione per aver favorito, al fine di trarne ingiusto profitto, l’illegale ingresso nel territorio dello Stato di Chouiya Zagaria mediante la consegna, dietro compenso di 4.200 dollari, di una carta di identità francese contraffatta. Il marito della Drewicz, Ferdjenine Mohamed Redha, era già stato condannato per il medesimo reato nell’aprile del 2019. Nel marzo del 2022, è diventata definitiva la sentenza emessa nei confronti di Ionatan Draghici che, due anni prima, aveva trasportato in auto cinque cittadini extracomunitari da un albergo della Slovenia a Gorizia, attraversando il valico di Casa Rossa. Draghici è stato condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione.

Gli scafisti arrestati in Italia

Nel febbraio del 2022, sono diventate definitive le condanne (da 3 anni e 8 mesi a 4 anni di reclusione) e la connessa espulsione dal territorio italiano per il reato favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, emesse nei confronti dei pakistani Ahmed Touqueer, Hiader Wasi e Arshad Waquas, mentre Banger Mintu Kumar, Hussain Saddam, Ali Jabar e Faraz Nadeem. Dopo lo sbarco in Sicilia nel 2017, lo scafista egiziano Tomsi Kingsley era evaso dagli arresti domiciliari ed era fuggito in Germania, dove aveva fatto richiesta di protezione umanitaria. Nel maggio del 2022, è arrivata la condanna in via definita a cinque anni e un mese di reclusione per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con l’aggravante di aver esposto i trasportati a rischio per la vita e l’incolumità. Nell’aprile del 2022, il somalo Mauhamed Amed Taher è stato condannato in via definitiva a undici anni e due mesi di reclusione per sequestro di persona a scopo di estorsione, reato commesso in Libia ai danni di immigrati rinchiusi in una struttura di trafficanti denominata Hudeyfà, prima della partenza verso le coste italiane.

Le estradizioni per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Nel giugno del 2022, in seguito alla domanda presentata dal Marocco, l’estradizione di Feddoul Raddouane Ben è diventata effettiva, dopo il pronunciamento della Cassazione. Nel Paese di origine, il marocchino era imputato per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e concorso in associazione per delinquere. Nel luglio del 2022, la Cassazione si era pronunciata per l’inammissibilità del ricorso presentato dall’albanese Besnik Muskaj, residente in Italia, in merito all’estradizione in Ungheria, sebbene l’avvocato della difesa avesse interpellato la Corte di Giustizia dell’Unione Europea. La Corte di appello di Brescia aveva disposto, quindi, la consegna di Muskaj all’Ungheria, destinatario di un mandato di arresto esecutivo emesso in seguito alla sentenza di condanna irrevocabile pronunciata dal Tribunale di Zalaegerszeg per i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e associazione per delinquere.

Francesca Totolo

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