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Feltri sulla scuola divisa per censo: “Le classi di poveracci imparano meno”

by Ilaria Paoletti
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Vittorio Feltri

Milano, 17 gen – Mentre ancora imperversano le polemiche sulla scuola di Roma che nell’offerta formativa ha pensato bene di specificare le condizioni economiche degli studenti nei plessi di cui è composta (“figli dell’alta borghesia, figli di colf”), Vittorio Feltri dice la sua con un editoriale su Libero offrendo il solito punto di vista “controcorrente”.

“I poveracci non imparano molto”

“Vi sono istituti frequentati dalla borghesia e altri i cui allievi sono di estrazione https://www.liberoquotidiano.it/news/editoriali/13553939/vittorio-feltri-vita-discrimina-ragazzi-peggio-scuola.htmlsociale bassa. Questa è la verità ed è da fessi contestarla” scrive il giornalista bergamasco. “Va da sé che nei primi il livello qualitativo dell’istruzione è elevato (non esageriamo, forse è solo accettabile), mentre nei secondi è un casino infernale poiché gli studenti, essendo poveracci, non riescono a imparare molto”.

“La società non è omogenea”

“Giusto dire che l’educazione dovrebbe essere uguale per tutti e a tutti ha l’ obbligo di impartire lezioni idonee” continua Feltri. “Tuttavia questa è solo una aspirazione e non un dato di fatto. La verità è che se la società non è omogenea, neppure la formazione può esserlo per scontati motivi. Se in una classe di venticinque alunni, quindici sono immigrati o sfigati di periferia, il grado culturale complessivo della medesima non sarà eccelso. Ovvio. Lo capisce chiunque”.

Ma non “prepariamo” i radical chic

Resta il fatto che per valutare le varie scuole tutti gli istituti si sottopongono a degli open day e, di pari passo a ciò, c’è il fatto che alla scelta della scuola spesso è vincolata l’appartenenza a un dato municipio: ergo, i genitori sapranno già che ambiente faranno trovare ai figli. Il quartiere fa la scuola; molte famiglie non hanno scelta, altre, invece, come quelle dei radical chic che decidono di mettere su casa in quartieri squisitamente “multiculturali” si ritroveranno davanti una realtà diversa e che magari non si aspettavano. Meglio così, perché “prepararli”? A scuola qualche volta (non sempre) s’impara pure la verità.

Ilaria Paoletti

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4 comments

Leone 17 Gennaio 2020 - 9:20

Non siamo tutti uguali io per mia fortuna non rassomiglio minimamente a questo buffone .

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Fulvio Moretti 18 Gennaio 2020 - 9:16

Feltri ha ragione.
Nella sua quasi sibillinità dà molto da riflettere.
Aggiungo in questo caso che il fattore multietnico costituisce un ulteriore impoverimento,perchè si aggiunge una fortissima individualità.

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SergioM 20 Gennaio 2020 - 2:47

Non sono nato ricco , e non sono ricco anche oggi …. ma non sono manco COGLIONE come
feltri ……
Conosco gente di alto censo e buone scuole …. che NON capisce un cazzo !
ed è quindi di SX .

La scuola è importante ma fino un certo punto , anzi , può essere uno stimolo NON frequentare
le scuole “giuste” .
Se vuoi entrare a fare il parassita nella pubblica amministrazione o nelle banche (o nel giornalismo) ….. una BUONA laurea serve …… magari con la Fornero …..

Per altro , le scuole migliori per me sono quelle militari , in cui un piccolo feltri non sarebbe MAI entrato ….. o ne sarebbe scappato il giorno dopo ….. per frequentarle ci vogliono i coglioni ,
nel senso di attributi , che il Pota non pare avere , non basta fare l’ aggressivo in TV …..

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Fabio Crociato 27 Gennaio 2020 - 11:56

Se la scuola non funziona bisogna andare a lavorare subito… Studio-lavoro o lavoro-studio alla fine sono la stessa cosa!

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