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Roma, 24 mar – Era molto facile prevedere che lo scandalo sulle ex collaboratrici di Laura Boldrini non sarebbe finito tanto presto. L’accusa, del resto, è pesante: l’ex presidente della Camera – che ha fatto del femminismo una bandiera – avrebbe maltrattato e malpagato alcune sue assistenti, come la sua ex colf moldava e la sua ex portaborse. Insomma, l’inchiesta di Selvaggia Lucarelli rischia seriamente di affossare la credibilità della Boldrini. Che, infatti, già ieri pomeriggio aveva annunciato all’Adnkronos che avrebbe presto replicato. Detto fatto: oggi, sull’edizione cartacea del Fatto Quotidiano, sono state pubblicate sia una lettera della Boldrini sia la risposta della Lucarelli.

Donna Laura alla sbarra

L’ex presidente della Camera tenta quindi di chiarire la situazione della sua ex colf di origini moldave: «Stiamo trovando un accordo per formalizzare la chiusura del rapporto di lavoro, purtroppo con un ritardo da me non voluto ma causato da una difficoltà oggettiva a contattare la persona del Caf referente della vicenda», si schermisce la Boldrini prendendosela con le lentezze della burocrazia. Il punto, spiega, «è che ci sono delle discrepanze da verificare sui saldi finali del Tfr da me già versato per ogni anno di lavoro. Dunque è in corso una verifica, che sta terminando, da parte della mia commercialista e del Caf».

Per quanto riguarda invece l’ex collaboratrice parlamentare, Roberta, «la cui retribuzione corrispondeva a criteri stabiliti dall’amministrazione della Camera, devo dire che ha svolto un buon lavoro in anni intensi e complessi, sempre manifestandomi la volontà di voler far parte della mia squadra, nonostante le difficoltà logistiche che doveva affrontare ogni settimana, venendo da Lodi, e che io stessa fin dall’inizio le avevo fatto presente». Per questo, conclude l’ex presidente della Camera, «sono rimasta stupita e dispiaciuta nel leggere quanto da lei dichiarato, visto il rapporto che si era sviluppato con lei».

La Lucarelli replica alla Boldrini

Le argomentazioni della Boldrini, però, non sembrano convincere la Lucarelli, che infatti replica iniziando da Lilia, la collaboratrice domestica moldava: «Il rapporto di lavoro con la colf è terminato 10 mesi fa. Risulta dunque poco realistico che in tutto questo tempo non sia stato possibile contattare il commercialista del Caf e che la ex collaboratrice domestica si sia dovuta rivolgere a un avvocato, sebbene la si stesse cercando da quasi un anno». Non molto diverso il discorso sulla portaborse Roberta: «È vero che gli accordi economici iniziali con lei erano quelli, ma è anche vero che la pandemia, la malattia del figlio e, semplicemente, un po’ di empatia per una condizione di difficoltà economica di una lavoratrice madre di tre figli avrebbero potuto comportare un adeguamento almeno per il rimborso delle spese», contesta la Lucarelli alla Boldrini. E poi, fa notare la giornalista del Fatto, «se è vero che gli accordi sullo stipendio erano quelli, forse non era altrettanto chiaro fin dall’inizio che tra le mansioni richieste a una collaboratrice parlamentare potessero esservi anche la prenotazione di parrucchieri e il ritiro abiti in lavanderia». A questo punto, non è escluso che Donna Laura torni a farsi sentire. D’altra parte, è in gioco «solo» la sua reputazione.

Elena Sempione

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5 Commenti

  1. Ecco a cosa servono le sciacquine alla Lucarelli: a sdrammatizzare fatti incredibili, ma veri! Si interpone lei davanti ad un fenomeno che non riguarda solo la sciagurata Boldrini, ma piuttosto una vagonata di famiglie che hanno sfruttato persone rese disperate da regimi folli per sostenere una continua mancanza di responsabilità verso se stessi, verso i propri cari e verso la comunità tutta.
    Ma chi se ne frega delle beghe legali davanti a cotanta indegnità!

  2. Chi c’ha più zinne vince, granne Selva’ !!! Si tu saresti na balia, io te vorrebbe fa da pupo !!!

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